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Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo


Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un solo tuo sguardo


Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni


Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

Stefano Benni



gemelli

Questo blog è nato il 17 Giugno 2007 ed è del segno dei Gemelli, io sono Bilancia. La nostra pare sia un'unione magnetica destinata a non durare. Relazione breve, calda e dolce, con una forte componente intellettuale.

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    In *loading*, avete perso preziosi gradi di vista per cercare di leggere quello che ho scritto con questi colori.


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    Le immagini qui postate sono - se non diversamente specificato - prese da Google. Qualora gli autori avessero qualcosa da dire al riguardo, non esitino a contattarmi in qualsiasi maniera ed io provvederò a rimuovere il contenuto contestato.

    Desideri musicali

    sabato, 16 agosto 2008 @ 20:50
    in requiem per il mio neurone

    Mi sono detta:

    << La prossima canzone italiana che il mio caro Winamp deciderà di mandare sarà quella che descriverà questa serata e, possibilmente, che mi dirà come andrà a finire col mio bellissimo MisterCameriere2008. >>

    Sì, perché una canzone può dire queste e molte altre cose. Una canzone carica di energia, ti mette addosso la voglia di cantare, di ballare, di saltare. Ti fa sorridere, e sorridere sinceramente è davvero una gran cosa.

    Ad ogni modo, sapete Winamp cosa ha selezionato, dopo che io ho scartato amorevolmente una cinquantina di pezzi stranieri tra i quali alcuni giapponesi?

    Carmen Consoli. Parole di burro.


    E subito dopo?


    99 Posse. Erba libera.


    Per scrupolo, ho cliccato il tasto per andare avanti.


    Afterhours. Ossigeno.



    Io non ci ho capito nulla.

    Io avrei voluto qualcosa del genere:

    Io: << Lettore musicale delle mie brame, cosa accadrà stasera in questo reame? Lettore musicale dei miei desideri, ci saranno evoluzioni con famosi camerieri? >>

    Winamp: << La cura, Franco Battiato. Solo con te, Alex Britti. Innamorato, Lorenzo Jovanotti. >>


    Fosse stato così, ad esempio, sarei uscita molto più fiduciosa.

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    Mettiamoci alla prova

    lunedì, 11 agosto 2008 @ 15:42
    in stronzate in libertà, requiem per il mio neurone

    Credo di aver fatto una cazzata. Cioè, sono convinta di aver fatto una cazzata, ma ormai l'ho fatta e non ha senso pentirsene.

    Mi sono iscritta ai test di ammissione per la Scuola Superiore di Catania, una robetta che simile c'è solo a Pisa e si chiama Scuola Normale Superiore. Niente di importante, insomma.

    Per la Classe delle Lettere [che è quella che io, qualora fossi ammessa, frequenterei] ci sono soltanto dieci posti, dei quali due sono riservati a studenti che non vengono da paesi dell'Unione Europea.

    Dovrò sostenere due prove scritte ed un colloquio orale e, se fossi giudicata meritevole di uno scranno tra le file degli studenti, da ottobre in poi dovrei preoccuparmi soltanto di studiare. Mi trasferirei nel Campus [e questa è la principale ragione per la quale tenterò l'ammissione], la Scuola mi pagherebbe le tasse universitarie, mi darebbe vitto e alloggio gratuiti, passandomi, inoltre, una retta mensile di sopravvivenza.

    Che il Campus sia esattamente a cinque minuti, a piedi, da casa mia è un dettaglio trascurabilissimo.

    Tra l'altro, diciamocela tutta, il sapere che sarò nuovamente sotto esame mi stimola, e non poco.

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    E rimarrà forse il vuoto di noi a disarmare i rimpianti

    sabato, 09 agosto 2008 @ 19:23
    in stronzate in libertà, requiem per il mio neurone

    Ve lo dico prima, così non vi sforzate a leggere tutto qualora la cosa vi annoiasse: il post che segue parlerà di me e di MisterCameriere2008.

    Ieri sera sono andata all'Ostello. L'appuntamento era là alle 22:15, ma le Dears accumulano sempre un ritardo di almeno mezz'ora ciascuna, così qualsiasi persona con un minimo di cervello si sarebbe recata al locale alle 22:40 almeno. Io alle 21:55 avevo già posteggiato la macchina in un vicolo malfamato e malfrequentato e mi accingevo a scrivere su "Giovedì", l'agenda di viaggio di Dearfriend Ballerina, temporaneamente in mano mia.

    Giacché attorno alla mia auto si stava creando un certo movimento di giovincelli ubriachi ed io ero sola nonché spaventata, alle 22:05 sono uscita e mi sono appostata ad uno dei tavoli più sfigati dell'Ostello, quelli un po' solitari, un po' fastidiosi, un po' insignificanti.

    Gambe incrociate all'indiana sulla sedia, penna in mano, Giovedì e le sue pagine inermi dinnanzi alla sottoscritta.

    MisterCameriere2008 non si vedeva. Giorno libero, ho decretato dopo una decina di minuti.
    Intanto buttavo giù parole e attorno a me si formava una piccola folla di camerieri curiosi di sapere cosa stessi scrivendo.

    Ciascuno di loro è rimasto a bocca asciutta, mi sembra inutile dirlo.

    Dearfriend Ballerina è arrivata per prima, straordinariamente puntuale.
    Siamo rimaste un pochino io e lei, a parlare del più e del meno, degli strani accadimenti sentimentali nella mia vita, dei quali qui non posso scrivere perché "La Compagnia di Pulizie" è entrata nella mia esistenza vera, smettendo di limitarsi a quella cibernetica.

    Dearfriend Ballerina va al bancone a prendere un bicchiere d'acqua. Dal mio posto, con la coda dell'occhio, la vedo alzare le braccia al cielo e farmi cenno.

    Torna da me correndo.

    Lei: << Non hai capito nulla. >>
    Io: << E quando mai io capisco qualcosa? >>
    Lei: << MisterCameriere2008 c'è. Stavo bevendo il mio bicchiere d'acqua e lui era dentro. M'è andato tutto di traverso, ho cominciato a tossire, lui m'ha vista e s'è messo a ridere. Pure gli altri... Che figura! Ad ogni modo, lui c'è. Non sei contenta? >>
    Io: << Uhm. Il fatto che non l'abbia visto fuori significa solo una cosa: è dentro. Oggi è in grotta [il piano di sotto, con il fiume che scorre nda] e qua fuori non lo vedrò. >>
    Lei: << Va' in bagno, no? >>


    Mi prendo un po' di tempo, poi mi alzo e vado in bagno. Niente.
    Torno indietro sconfitta.
    Mi fermo al bancone a chiedere anche io un bicchiere d'acqua, ché la vodka non disseta mica tanto. Aspettando il mio bicchiere, incrocio il suo sguardo. Mi sorride, gli sorrido.

    Arrivano Miamiglioreamica e Dearfriend Porno, la quale aveva intrattenuto un carteggio tramite cellulare con il suo CameriereFigo.
    Miamiglioreamica ha sete. L'accompagno, mi propongo.

    Mentre noi siamo là, vediamo MisterCameriere2008 uscire e dirigersi di filato al tavolo dove prima stavamo noi, salutare Dearfriend Porno e Dearfriend Ballerina e guardarsi intorno. Miamiglioreamica mi assicura che lui m'ha vista e che quindi sarebbe venuto anche da me.
    Niente.
    Torniamo indietro. Io non mi volto, lo supero e faccio finta di nulla. Miamiglioreamica si ferma a salutarlo.

    << Perché non scendi da lui in grotta? >> Mi chiedono le Dears.
    << Non intendo farlo. >> Rispondo laconica io.
    << Ma lui non può salire, sta lavorando. Vai. >> Continuano.
    << Non se ne parla. Per il momento. >> Mi ostino.
    << Finiscila e vai. >> Ordinano.
    << Con la fortuna che mi ritrovo, io scendo e lui sale. Non ci incrociamo e io finisco per fare avanti e indietro inutilmente. >> Profetizzo.

    E sono una megera. La profezia si è avverata. Io sono scesa, piena di belle speranze, ma lui non c'era. Sono risalita, afflitta.

    Le Dears al tavolo se la ridevano di gusto.

    Io avevo varcato la soglia della porta principale per entrare, lui aveva varcato contemporaneamente quella della porta laterale per uscire. Io avevo varcato la soglia della porta principale per uscire, lui aveva varcato contemporaneamente la soglia della porta laterale per rientrare.

    Sotto, in grotta, avevo incontrato il cuoco e avevo scambiato due parole con lui.

    Lui: << Cerchi qualcuno? >>
    Io: << Sì, ma non c'è. >>
    Lui: << Magari dopo lo trovi. >>
    Io: << Sì, magari. >>


    Tra altri incoraggiamenti delle Dears, mi butto ancora. Scendo in grotta per la seconda volta. Dalle scale, lo vedo parlare con il cuoco, poggiato ad un tavolo.

    << Eccomi nuovamente. >> Faccio io, rivolta al cuoco il quale sogghigna e si fa da parte.

    MisterCameriere2008 mi segue.

    Lui: << Come va? >>
    Io: << Bene. Te? >>
    Lui: << Bene. >>
    Io: << Stasera hai chiusura? >>
    Lui: << Sì, stacco tardissimo oggi. Però ho l'ultima mezz'ora qua in grotta, poi salgo. >>
    Io: << Uhm. >>
    Lui: << Uhm. >>
    Io: << Ho fissa che l'acqua del fiumiciattolo porti fortuna. >>
    Lui: << Allora scendiamo? >>
    Io: << No, bhé, c'è una coppia. Sono là, da soli, non mi va di rompere. Quei due teneri e romanticoni, e io che parlo di quanto sia fortunata l'acqua del fiume. >>
    Lui: << Dai, possiamo andare se vuoi. >>
    Io: << No, tranquillo. Ho saputo che l'altra sera sono venute un paio di amiche. Che una t'ha nominato DiscotecaFighetta. >>
    Lui: << Sì. >> Scoppia a ridere.
    Io: << Non ti fanno nemmeno entrare a te, in quel posto. >>
    Lui: << Già. Io, poi, frequento DiscotecaAlternativa. Domani sera sono là. Tu? >>
    Io: << Io non ci sono mai stata, a dire il vero. >>

    Intanto che il discorso proseguiva, le nostre facce diventavano sempre più rosse. S'è parlato del concerto di stasera dei Subsonica, in piazza. Lui andrà, io andrò. S'è parlato del concerto degli Afterhours, al quale lui sarebbe voluto andare ma non è andato, al quale io sarei voluta andare ma non sono andata.

    Ridevamo entrambi senza motivo, sembravamo due pirla ubriachi. Neanche lo sapesse che il suo sorriso mi fa impazzire... E poi gli occhi, giuro, ha due occhioni così!

    Io: << Io dovrei spiegarti una cosa. Cioè, lo so che tu non crederai mai a quello che ti dirò, ma tanto. Ormai, io le figuracce le colleziono qui. >>
    Lui ride.
    Io: << Il bigliettino. >>
    Lui: << Già, il bigliettino. >>
    Io: << Che tu non hai usato, ma questi son dettagli. >>
    Lui sorride.
    Io: << Era una scommessa. >>
    Io noto una strana espressione in lui. Non riesco ad identificarla bene: delusione? superbia? presa in giro?
    Io: << Cioè, ti spiego. C'era questo concorso, no? Di scrittura. E io ho partecipato. Così, tanto per... Ero sicura che non avrei vinto. E ho fatto questa scommessa con le Dears, le quali erano certe, invece, che io avrei vinto. Se avessi vinto avrei dovuto fare alcune cose che avrebbero deciso loro. E ho vinto. E ho scritto il bigliettino, che tu non hai usato. >>

    Suppongo si sia chiesto come abbia fatto io, con l'italiano che ho sfoggiato, a vincere un concorso di letteratura.

    Lui: << Bhé, io non ho usato il bigliettino solo per una ragione. >>
    Io: << No. Sei fidanzato! >>
    Lui: << No no, assolutamente. E' che all'epoca avevo dei problemi con una persona e se avessi usato il bigliettino avrei peggiorato la situazione e... Ma adesso problemi non ne ho più. >>
    Io: << E il bigliettino è finito nel cestino. >>
    Lui: << No, a dire la verità no. >>


    Voi state immaginando una scena tranquilla, di due persone che parlano serenamente. Non è stato così. Io mi sentivo goffa e impacciata, avevo il volto in fiamme e non facevo altro che muovermi, spostarmi, toccarmi i capelli.

    Io: << Wow, non credevo sarei riuscita a fare un'altra figura di merda in così poco tempo, con te. >>
    Lui ride.
    Io: << Bhè, adesso vado. Cioè, é meglio che io vada, no? >>
    Lui: << No, cioè, resta. >>
    Io: << No, vado. Tu devi lavorare, e io vado. Sì, vado. >>
    Lui sorride.

    Io corro su per le scale, col rischio di inciampare e di confermare in lui l'idea che s'è già fatto, ovvero quella che sono un'emerita idiota, senza possibilità di scampo.

    Tornata al tavolo, eccitata come una bambina di sei anni che ha scoperto che Seìlor Mun e Milord finiranno assieme, racconto tutto alle Dears, col fiatone e la tachicardia.

    Dopo non so quanto tempo, MisterCameriere2008 s'è preso una pausa. E' uscito fuori e, senza degnarmi di mezzo sguardo, s'è diretto nella parte totalmente opposta a quella dove sedevo io, presumibilmente da un gruppo di amici.

    Nel corso della serata, s'è fatto vedere soltanto un'altra volta. Una fugace apparizione quando, in compagnia dei suoi colleghi, noi si parlava di canne. S'è fermato un attimo, ha riso ad un paio di battute ed è sfrecciato nuovamente tra i tavoli, a prendere ordinazioni e a portare roba da bere.

    Alle due e mezza, dopo averlo salutato, sono andata via.
    Sospiravo e sospiro, che neanche uno che soffre d'asma.


    [EDIT: non andrò al concerto dei Subsonica. Un'amica dà una festa in piscina e non posso darle buca. Forse faccio un salto là in tarda serata, forse...]

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    Dating

    giovedì, 07 agosto 2008 @ 17:31
    in fuck, stronzate in libertà, requiem per il mio neurone, riflettevo

    Interventi lunghissimi e monotematici. Il blog regredisce allo stato larvo-adolescenziale. Evviva.

    Il 5 Agosto sono tornata all'Ostello, sempre con le Dears. Ero tranquilla, perché sapevo che MisterCameriere2008 non sarebbe stato di servizio e che, di conseguenza, mi sarei goduta una tranquilla serata tra amiche.
    CameriereFigo e Gianluca Grignani si fiondano sul nostro tavolo come api attirate dal miele, sicché s'inizia a discutere tranquillamente.

    S'era con la macchina di Miamiglioreamica, indi per cui l'orario del ritorno era fissato per l'una, senza possibilità di posticiparlo.

    Non ricordo bene che ora fosse, però ricordo alla perfezione ciò che è accaduto: MisterCameriere2008 ha attraversato il locale con una bottiglia di Beck's in mano, si è fermato da noi, mi ha chiesto se la sedia accanto a me fosse occupata e si è seduto.

    Miamiglioreamica e DearLowe ci guardavano alternativamente, incerte se ridere per la situazione o piangere per il mio sguardo visibilmente felice.

    In sei mesi che frequento con discreta puntualità l'Ostello, non è mai capitato che lui, nel suo giorno libero, passasse a dare un'occhiata alla situazione.
    In sei mesi che frequento con discreta puntualità l'Ostello, non è mai capitato che lui spendesse il suo tempo al tavolo con un gruppo di ragazze.
    In sei mesi che frequento con discreta puntualità l'Ostello, non è mai capitato che mi tremassero le gambe parlando con lui come mi son tremate l'altra sera, mentre gli dicevo che saremmo dovute tornare a casa e che non saremmo andate in giro.
    In sei mesi che frequento con discreta puntualità l'Ostello, non è mai capitato che provassi una fitta di gelosia sapendo che ieri sera io non c'ero.
    In sei mesi che frequento con discreta puntualità l'Ostello, non è mai capitato che m'interessasse davvero sapere quello che lui avesse da dire e che m'infastidisse venire a conoscenza del fatto che a settembre andrà per qualche giorno ad Ibiza, isola della perdizione e del divertimento.

    In diciotto anni e dieci mesi che frequento con discreta puntualità me stessa, posso con una certa sicurezza affermare che se continua così la cotta acquisirà dimensioni ben più grandi ed io perderò il controllo della situazione.

    Perché prima ne scrivevo e ridevo, adesso ne scrivo e mi brillano gli occhi.

    E le Dears mi hanno detto che la vedono positiva per la sottoscritta, che questo suo avvicinarsi è soltanto un buon segno, che sembra interessato e altre robette così, eppure io non lo credo. Non credo ai suoi sorrisi, non credo ai suoi sguardi, non credo al suo prender posto accanto a me.

    Credo al suo silenzio quando CameriereFigo scherzando ha detto:

    << No, ma Dearfriend Porno non è mica libera. Lei è fidanzata con me... >>

    E poi, guardando me e MisterCameriere2008, ha continuato:

    << E MisterCameriere2008 é fidanzato con LaCapa. >>

    Che io, imbarazzatissima, sono arrossita e non ho avuto il coraggio di guardarlo in faccia. E lui non ha detto nulla.

    Lo so che la mia testolina vuota viaggia alla velocità della luce, che mi sto facendo ventisettemila film mentali che non hanno né capo né coda, che le cose sarebbero molto più semplici senza questa impalcatura attorno.

    Chissà che ha fatto ieri sera...
    Chissà se vedendo Dearfriend Porno con DolceAgnellino e un'altra loro amica [che per la verità fu anche mia amica, ma che mi fece stare talmente tanto male che io non riesco più a rivolgerle la parola] lui abbia pensato a me, fosse stato solo per un istante...
    Chissà se lui avesse voluto vedermi...

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    Diversità

    mercoledì, 06 agosto 2008 @ 23:12
    in stronzate in libertà, requiem per il mio neurone, riflettevo

    Cosa rende una vacanza diversa e, sotto alcuni aspetti, migliore rispetto alle precedenti? La compagnia, sicuramente. Il luogo, certo. Gli incontri, mi pare ovvio.

    Domenica 3 Agosto, alle 21 e qualcosa, sono tornata da Tropea, ennesimo viaggetto fatto con le Dears.

    Probabilmente è stato esattamente quello che ci serviva, in questo particolare momento. C'era tanta gente, abbiamo conosciuto un sacco di persone e il mare era da capogiro, però tutto ha ruotato esclusivamente intorno a noi, nel senso che abbiamo ritrovato una compattezza che qualcuna, me compresa, sentiva essersi persa per strada, abbiamo esplicato al meglio l'unità che ci contraddistingue da sempre, ci siamo prese in giro, confortate e stimolate a vicenda.

    Relax, condito da sana attività fisica [almeno cinque chilometri al giorno, per arrivare dal campeggio alla spiaggia e dal campeggio al centro di Tropea] e dal panorama talvolta meraviglioso [parlo di tale NewParadise, ovvero maschio dei pedalò, ovvero fanciullo dalla bellezza sconcertante, ovvero essere vivente altamente attraente, ovvero colui che mi disse, senza che ci conoscessimo, "attenta, LaCapa, che qui ci sono gli squali!", ovvero uno degli uomini più belli su cui il mio sguardo e quello delle Dears si sia mai posato].

    Sapete che vi dico? Nonostante i bagni sporchi del camping, nonostante il pranzo fatto esclusivamente di yogurt, nonostante il caldo in tenda alle 10 del mattino, nonostante il bagno nude di notte, salvo poi accorgersi che fuori dall'acqua si era formata una piccola folla [che quasi staccavano i biglietti per lucrare godendosi lo spettacolo] e che non saremmo potute uscire prima che costoro si annoiassero, nonostante le ore di treno, nonostante la fidanzata di NewParadise, nonostante l'animatore napoletano antipatico che cercava di coinvolgerci in attività quali il risveglio muscolare, nonostante gli scarafaggi per la strada, nonostante il cellulare che mi s'è rotto, nonostante queste ed altre cose che non mi vengono in mente ma che, teoricamente, avrebbero scoraggiato qualsiasi gruppo di giovani donzelle che non fosse il nostro... Io mi sono divertita, e pure molto.

    Vi racconto un aneddoto:

    Sabato sera, per le vie del centro, passeggiamo tutte insieme, quando la nostra quiete ridereccia viene interrotta da tre tizi non meglio identificabili, i quali si propongono - in una lingua che solo dopo avremmo capito essere calabrese stretto - di offrirci da bere al bar.
    Noi rifiutiamo il più cortesemente possibile, ma costoro insistono.
    Dearfriend Ballerina, esasperata, esordisce:

    << Scusate, devo andare a parlare al telefono col mio fidanzato. >> Agguanta il telefonino e si allontana, infastidita.

    Dearfriend Bellissima la segue a ruota, sorridendo con l'apparecchio in mano e urlando nel microfono:

    << Fidanzaaaatooooo! >> Con una cadenza che se voi la sentiste scoppiereste a ridere, ne sono certa.

    Miamiglioreamica avrebbe mai potuto essere da meno? Sicuramente no. Quindi:

    << Fidaanzaaatooooo! >> Sempre col cellulare in mano, sempre inventando un'inesistente conversazione, sempre allontanandosi rapidamente.

    Coi tre tizi, nel giro di un paio di secondi, rimaniamo io, Dearfriend Porno e DearLowe, momentaneamente sprovviste di aggeggi per la telefonia mobile.

    Tutto ci sembrava perduto, finché Dearfriend Porno estrae il pollice della mano destra, contemporaneamente posiziona il mignolo del medesimo arto, simulando un telefono.

    << CameriereFigo! >> Grida nell'immaginaria cornetta.
    << Come stai? >> Prosegue.
    << Che fai? >> Continua.

    Io e DearLowe, soffocate dalle risate, approntiamo a nostra volta le rispettive mani e ci dedichiamo a stupefacenti conversazioni con fedeli interlocutori, MisterCameriere2008 [il cui nome ho storpiato senza volerlo] e CameriereUbriaco.

    Tutto ciò è avvenuto in dieci secondi o poco più e ha causato l'ilarità generale per almeno una ventina di minuti.

    Di episodi potrei narrarne diversi, eppure non me la sento. Non perché non mi va di scrivere, bensì perchè ho maturato la malsana convinzione che mantenere unicamente per me i bei ricordi li renda maggiormente preziosi. Ecco.

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    Falegnameria

    lunedì, 28 luglio 2008 @ 15:54
    in requiem per il mio neurone, altrui ignoranza

    [Avvertenza: questo post ha l'unico scopo di raccontare, nella maniera più anonima e poco compromettente possibile, una vicenda accaduta alla sottoscritta. Detta vicenda, riportata alla mia mente, mi porta grasse risate e niente di più, quindi state tranquilli. Il post che segue potrebbe anche sembrare pesante nei confronti del protagonista ex quindicenne, oggi cresciutello, ma mi sento in diritto di parlarne in questi termini. E' un intervento ironico, vi prego, prendetelo come tale.]

    Quando hai quindici anni e sei un ragazzino brutto più della media degli altri ragazzini, con la faccia rovinata dall'acne, l'apparecchio ai denti praticamente da quando ti son caduti quelli da latte, un leggero sovrappeso e due orecchie a sventola, ma così a sventola, che potresti ricevere Sky e le conversazioni private della Nasa tanto sono paraboliche... Bhè, quando sei questo ragazzino la vita dev'essere decisamente difficile.

    Le cose si complicano ulteriormente nel caso in cui tu sia non solo portatore insano di tutte le sfortune fisiche possibili, ma anche ipodotato cerebralmente, ovvero stupido fino all'inverosimile eppure convinto di essere questo mostro d'intelligenza e di bellezza.

    Hai una risata da scimmia idiota, un alito pestilenziale e l'assurda convinzione che il fatto che tu sia più che benestante ti piazzi al di sopra dei comuni esseri mortali.

    In tre parole: sei uno sfigato.

    Precisiamo: io non ho nulla contro gli sfigati normali, giacché sono la persona più goffa di questo mondo e meriterei un posto d'onore nel club "Fedelissimi della sfiga", ma a tutto c'è un limite.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che non sei un normale sfigato, di quelli che mi stanno tanto simpatici e con cui io mi sento particolarmente a mio agio, invece sei molto di più: uno sfigato speciale, unico nel tuo genere.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che parli tanto di quello che sai fare, di quanto tu sia superiore agli altri, di quanto tu sia ricco, simpatico, bello ed intelligente.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che indossi quegli abiti iper-firmati e ti vanti di quanto tu li abbia pagati, ridendo di coloro che acquistano soltanto con gli sconti.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che hai una villa di dimensioni paurose con una grande piscina e un giardino curatissimo in cui non inviti mai nessuno perché ti si rovina il prato e si sporca l'acqua.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che vivi davanti al computer, fai quei giochi di ruolo in cui devi fornire il tuo numero di carta di credito per acquistare una gemma del potere, che ti dà la possibilità di uccidere un numero tot di lupi mannari in soli cinque minuti di gioco.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che non esci perché fuori c'è troppa brutta gente e ti trincei in casa, davanti al tuo mega schermo ultra piatto, e non hai mai letto un libro in vita tua, perché godi di una cultura in te insita, che cade dal cielo e che ti rende migliore di chiunque ti stia attorno, arrogante e presuntuoso.


    Il limite sei tu. E basta.


    Poi, però, il limite sei anche pronto a superarlo.

    Sì, sai anche andare oltre.

    Oltre, perché capisco che a quindici anni i tuoi ormoni siano in subbuglio e che tu abbia delle esigenze fisiologiche che non puoi ignorare... Capisco questa e molte altre cose, però.

    Immaginate la scena.

    Vacanza. Camera. Ragazzina quattordicenne fissa il soffitto, insonne. Quindicenne odioso nel letto accanto, insonne. Ragazzina quattordicenne sente strani rumori, sente qualcuno ansimare. Si volta. Quindicenne odioso in posizione fetale e sguardo da maniaco, si muove in maniera inconsulta sotto le coperte, fissando con insistenza la ragazzina quattordicenne. Ragazzina quattordicenne chiude gli occhi e si finge dormiente, si volta dall'altra parte e passa una nottata orribile, disgustata e spaventata.

    Spegnete la vostra immaginazione.

    Quindicenne odioso, proprio per la mole di sfighe fisiche ed intellettive che si concentrano nella tua figura, sono disposta a comprendere gli ormoni in subbuglio e le esigenze fisiologiche di cui sopra, ma non aspettarti che la ragazzina quattordicenne [che potrei anche essere io cinque anni fa] non rida di te per il resto della sua vita e non ti consideri l'essere più abietto, sordido e rivoltante sulla faccia del pianeta.

    Quindicenne odioso, fossi in te, verificherei bene la mia discendenza cercando sull'albero genealogico.

    Chissà, magari Mastro Geppetto è tuo padre e non lo sai...

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    Seratine interessanti

    sabato, 26 luglio 2008 @ 14:06
    in stronzate in libertà, requiem per il mio neurone

    [Avvertenza: il post che state per leggere è stato scritto tra le quattro e le cinque del mattino, su fogli di stampante già stampati, con il supporto della luce dello schermo del mio telefonino. Non intendo correggere errori eventuali che mi si presentassero davanti: sarà come se ieri notte, appena tornata, io vi avessi raccontato a voce le vicende appena trascorse, in maniera del tutto naturale. Buona lettura.]

    Sono le 4:11 a.m. e sono reduce da una delle serate più belle della mia vita.
    Bella, sì, bella.
    Alle 20 e qualcosa sono arrivata a casa di Miamiglioreamica e, dopo esserci strafogate di cibo in onore della sorellina piccola, appena seienne, della sudetta, e dopo aver atteso per più di tre ore che DearLowe e Dearfriend Porno ci raggiungessero, ci siamo recate tutte assieme in una mega villa con piscina, ove si sarebbe festeggiata la laurea della sorella di Dearfriend Ballerina, conseguita con 110 e lode, proposta di Dottorato e borsa di studio.

    La situazione, sin dall'inizio, si è prospettata interessante: tre baldi giovani, ventisettenni in attesa di concludere gli studi universitari, si sono buttati su me e sulle altre Dears come mosche attirate da insetticida alla fragranza di miele. Due di costoro, in particolare, erano più che degni di attenzione.
    Uno di questi, di cui non ho mai realmente compreso il nome, mi ha fatto da cameriere portandomi costantemente roba da bere, usandola come scusa per strusciarmisi addosso.

    Era un party in piscina e, tra danze e tuffi di vario genere, siamo giunti alle due del mattino, orario arrivato il quale abbiamo levato le tende con l'intento dichiarato di tornare a casa a goderci il meritato riposo, col sorriso sulle labbra di chi ha fatto colpo e ha goduto delle attenzioni di qualcuno senza disdegnarlo.

    In macchina, con la fedele Vanda, s'è presa una decisione: mancando ancora un'ora al comune coprifuoco, perché non andare a concludere bellamente la serata in quell'ameno luogo che è l'Ostello?
    Accordateci, ci avviamo a macinare chilometri di strada per arrivare al loco provilegiato delle nostre scorribande notturne.

    S'era in quattro: io, Miamiglioreamica, DearLowe e Dearfriend Porno.

    Come ho detto più e più volte, l'Ostello e il relativo personale sono interessanti soggetti d'analisi.

    Immaginate la scena: due coppie di gentili donzelle con tacchi 10 cm, vestitini pseudo eleganti e fottutamente sexy, ghirlande di fiori al collo [rimasugli della festa di laurea], trucco lievemente sbavato che fa tanto donna-vissuta, e capello smosso, simil bagnato, intriso di cloro, avanzano con fare ferino verso i tavoli del benamato locale.

    MisterCameriere2008 mi saluta sardonico. Miamiglioreamica esplode in una risata.

    Io mi dirigo rapida in bagno ché, dopo una serata open bar dalla quale sono uscita miracolosamente sobria, la vescica sentiva proprio la necessità d'esser svuotata.

    Entro come una furia in gabinetto, e chi mi ritrovo davanti? Un altro cameriere alquanto figo [per il quale Dearfriend Porno s'è presa una cotta, essendone bastardamente ricambiata] seminudo, appena uscito da una doccia rinvigorente.

    Io rido. Miamiglioreamica rimane qualche istante a bocca aperta, ammirando il fisico di CameriereFigo.
    Usciamo di corsa, senza che io abbia espletato le mie funzioni fisiologiche, e, avanzando comicamente sui tacchi, inciampiamo in MisterCameriere2008, proprio mentre urliamo all'indirizzo di Dearfriend Porno:

    << Va' in bagno! >>

    Dearfriend Porno si esibisce in uno scatto che neanche gli olimpionici, seguita a ruota da un'incuriosita DearLowe.
    Entrambe si chiudono nel bagno con CameriereFigo in déshabillé e ne escono dopo un po', sorridendo.
    Io, a quel punto, entro, giacché rischiavo seriamente di farmela addosso.

    Miamiglioreamica, ovviamente, mi accompagna. Dopo qualche secondo, giusto mentre stavo perdendo 15 chili di liquidi, Miamiglioreamica inizia a bussare veementemente alla mia porta.
    Per virtù di non so quale spirito divino, mi sono limitata a rispondere "arrivo", evitando di snocciolare per intero le mie vaste conoscenze in campo di bestemmie.

    Spingo il battente, sospirando per la leggerezza acquisita, e un raggiante MisterCameriere2008 mi accoglie nell'anticamera del cesso [il linguaggio è quello che è, abbiate pietà].

    Avevo fatto un sogno che cominciava esattamente così, e si concludeva con me e lui che ci rivestivamo compiaciuti. Era solo un sogno, purtroppo, perché nella realtà sono riuscita a balbettare unicamente:

    << Ah. >>

    Sono uscita sentendomi i suoi occhi addosso. Frattanto, Miamiglioreamica mi spiegava che lei aveva iniziato a bussare quando lui aveva fatto il suo ingresso trionfale, con una graziosa maglia arancione a tema Arancia Meccanica e i suoi fantastici jeans larghi e stracciati.

    Ora, una pausa nella narrazione per concedermi una piccola digressione: Dearfriend Porno.

    Dearfriend Porno ha la capacità d'incontrare gnoccoloni che perdono la testa per lei ad ogni angolo di strada. Tra noi Dears è nata una leggenda, che aspetta solo di trovare fondamento: lei sarebbe in grado di trovare un gran figo interessante ed interessato pure nei bagni pubblici. Ci stiamo organizzando affinché venga provata la veridicità di tale mito.

    Fine della digressione.

    CameriereFigo e Dearfriend Porno decidono, non so come, che sarebbe stato il caso che lui e i suoi due colleghi non lavoranti si sedessero al nostro tavolo. Non vi dico la mia faccia nel constatare che quel grand'uomo di MisterCameriere2008 stava prendendo posto a sinistra, lievemente di sbieco rispetto alla sottoscritta.

    CameriereFigo, CameriereUbriaco [il secondo collega] e MisterCameriere2008 ascoltano le nostre conversazioni, mostrando occasionalmente, con una risata, di apprezzarle.
    CameriereFigo, abbandonato ogni contegno, ci provava spudoratamente con Dearfriend Porno; io, abbandonato ogni contegno, rodevo spudoratamente del fatto che MisterCameriere2008 più di sguardi e sorrisi non mi concedesse.

    E avevo pure le mie scarpe da rimorchio, quelle che l'unica volta che le ho messe prima di ieri sera sono tornata a casa con il collo trivellato di succhiotti.

    << Che devo fare? >>

    Mi chiedevo io, ammiccando complice alle Dears che seguivano la situazione.

    << Qua nemmeno se mi spoglio ottengo qualcosa. >>

    Mugugnavo tra i denti, causando l'ilarità della parte femminile della tavolata.

    << Mi dedico al fumo, che è meglio. >>

    Esclamavo, accendendomi una sigaretta.

    << Faccio la lap-dance? >>

    Domandavo consiglio a DearLowe.
    Lui niente. Sorrideva, mi fissava, ammiccava, ma nulla. Che tra un po' gli urlavo:

    << Ma che cosa hai da ridere, me lo spieghi? >>

    Mi sono trattenuta, tranquilli. Però, lui e il suo sorriso...

    Tra una chiacchiera e l'altra, abbiamo ottenuto un invito a passare una seconda serata in loro compagnia.

    MisterCameriere2008, colto da una strana audacia, mi ha perfino lanciato uno sguardo non molto equivocabile, condendolo con un ghigno sensuale ed un movimento lento del capo.

    Non vi dico cosa gli avrei fatto in quel momento.
    Alle 3:15 a.m. ci alziamo, tutte contente, e salutiamo.

    Quando io e MisterCameriere2008 avremmo dovuto, finalmente, avvicinarci e reciprocamente congedarci, Dearfriend Porno era esattamente in mezzo. Lui, lei, io.

    Il triangolo no, non l'avevo considerato.
    E non avevo la minima intenzione di considerarlo.

    << Se magari ti togliessi dai piedi! >>

    Esclamo io, ridacchiando.

    Dearfriend Porno, imbarazzata, si scosta.

    Io e MisterCameriere2008, faccia a faccia.

    Si avvicina, mi cinge la vita, sposta la mano lentamente, su e giù, accarezzandomi il fianco, mi schiocca un sonoro bacio sulla guancia sinistra, poi un altro sulla destra.
    Che buon odore che emanava!

    I miei pensieri oscillavano tra:
    • me lo sbatto sul tavolo, seduta stante.
    • lui mi sbatte sul tavolo, seduta stante.
    • se gli chiedessi di sposarmi, adesso, accetterebbe?

    Domenica, niente concerto degli Afterhours. Io sarò all'Ostello, ché il mio cameriere già mi manca.
    E adesso chiudo: sono le 5:15 a.m., sto scrivendo su fogli di carta già usata e mi sto facendo luce col display del cellulare.
     

    [Post Scriptum: che notte!]

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    Secondo te, come si suiciderà?

    giovedì, 24 luglio 2008 @ 15:09
    in requiem per il mio neurone

    La vostra affezionatissima ha avuto un grande talento, per un certo periodo della sua vita: la capacità d'infrangere cuori. Quello di una persona in particolare. Lui, adesso, E'solounamico, eppure un tempo fu il fidanzato innamoratissimo della sottoscritta.

    Io, però, non ero [e forse non sono] fatta per i legami. Durai tre mesi, poi scappai a gambe levate. Io fidanzata? Macchèscherziamo?! Peraltro, all'epoca, non si profilava affatto la penuria maschile degli ultimi periodi, anzi, e il numero di pretendenti più che accettabili che mi giravano attorno mi portava arrogantemente a pensare che la succitata penuria, in realtà, non si sarebbe mai fatta vedere dalle mie parti.

    Dearfriend Ballerina ed io, proprio in quei giorni, ci dedicammo ad una delle conversazioni meglio riuscite degli ultimi tre anni.

    Avevo piantato da meno di quarantotto ore E'solounamico.


    Dearfriend Ballerina: << Poverino, ci starà malissimo. >>

    Io: << Già. >>

    Dearfriend Ballerina: << E' distrutto. Quello, senza di te, si uccide. >>

    Io: << Può essere. Secondo te, come si suiciderà? >>

    Dearfriend Ballerina: << Secondo me si butta dal balcone. >>

    Io: << Secondo me s'impicca. >>

    Dearfriend Ballerina: << Sì, il cappio, il cappio. Che si stringe attorno al collo e le sue gambe penzolanti nel vuoto della sua camera. E tu sarai stata la causa di tale morte. >>

    Io: << Oppure si taglia le vene. Tipo Seneca. >>

    Dearfriend Ballerina: << Magari anche con la cicuta. >>

    Io: << Interessante, la cicuta. Non lascia tracce nel corpo esanime. >>

    Dearfriend Ballerina: << Potrebbe anche allacciarsi un masso attorno al collo e gettarsi nel vuoto di un fiume, dall'alto di un ponte. Sarebbe morte certa, per annegamento. >>

    Io: << Immagina i titoli dei giornali. >>

    Dearfriend Ballerina: << Suicidio d'amore. >>

    Io: << Mi ci vedi a me vestita di nero a piangere al funerale? >>

    Dearfriend Ballerina: << Oppure si spara un colpo alla testa. Il proiettile lo trapassa e sulle sue labbra si potrà leggere ancora, lieve, un "ti amo"! >>

    Io: << Quanta poesia. E' solo un suicidio. >>

    Dearfriend Ballerina: << Il suo piccolo cuoricino, spezzato esattamente a metà. >>

    Io: << Come in quella puntata dei Simpson, quando Lisa spezza il cuore di Ralph in diretta tv, e Bart, col fermo immagine, individua precisamente il momento di massima sofferenza. >>

    Dearfriend Ballerina: << Lo spannung di una vita, insomma. >>

    Io: << In poche parole, sì. >>

    Dearfriend Ballerina: << Magari, dopo morto, avvertirai la sua mancanza. >>

    Io: << O il senso di colpa. >>

    Dearfriend Ballerina: << Assassina. >>

    Io: << Insensibile, più che altro. >>


    Quanto scritto, nei limiti della fallibilità della mia memoria, corrisponde abbastanza fedelmente al contenuto del dialogo telefonico che tanto piace a me e a Dearfriend Ballerina. Siamo andate avanti, per più di un'ora, ad elencare le maniere per mezzo delle quali un ragazzo potrebbe decidere di porre fine alla propria esistenza, per colpa di un'acida fanciullina che, dall'imperscrutabile delirio di onnipotenza dietro il quale s'è trinceata, ha dichiarato solennemente: << E' che io non so se ti amo. >>

    Ogni tanto, godendo della nostra acuta malvagità, riportiamo alla memoria questa discussione e ne ridiamo vergognosamente.

    Lui, per dovere di cronaca, è ancora vivo, sebbene, affranto dal dolore, ben più di una volta abbia fiocamente affermato qualcosa che suonasse più o meno così:

    << Senza te accanto, non ho idea di come potrei continuare a vivere. >>

    In quei momenti, avrei spesso voluto rispondere:

    << Qualche suggerimento su come smettere, se vuoi, posso anche dartelo. >>

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    Incidenti di percorso

    venerdì, 18 luglio 2008 @ 18:54
    in fuck, requiem per il mio neurone

    Setto nasale lievemente deviato. E sottolineo lievemente.

    Perché tu, come un bambino che lo vede per la prima volta, allorquando ti trovi davanti al mare senti forte l'impulso di fare il bagno, giocare con gli amici, tuffarti, sguazzare allegramente tra le onde e la schiuma da esse prodotta.

    Il fatto è che il litorale è spesso affollato e, tra la tanta gente che cerca refrigerio dalla calura in acqua, risulta difficile godere del dovuto spazio marino in santa pace.

    Sei con i tuoi compagni di classe, e si scherza, com'è naturale. Tu decidi che hai voglia di farti una nuotata, e ti immergi, a capo chino, dandoti una bella spinta. Davanti a te, non hai avuto modo di accorgertene, una tua compagna ha contemporaneamente deciso di mostrare a tutti le sue abilità acrobatiche, sicché si sta esibendo in una serie di verticali subacquee.

    Queste due decisioni, sarà evidente, sono incompatibili. CompagnaAcrobata perde l'equilibrio e si lascia scivolare via, scalciando a pelo d'acqua.

    Tu senti una botta proprio sul naso, non capisci più nulla e riemergi. Un piccolo urlo, CompagnaAcrobata si avvicina, chiede scusa e perdono. Tu ridi, ché tanto non è niente. Ti è soltanto arrivata una pedata in piena faccia.

    La tua giornata prosegue tranquilla, senza acuti di alcun genere. Poi, capiti davanti ad uno specchio.

    Cos'è quella?
    Quella cosa?
    Cos'è quella cosa là, al posto del mio naso?
    Quella roba gonfia, gobbuta, violacea?

    E' il tuo naso. Provi a toccarlo, ma fa male. Nulla di preoccupante, ad ogni modo.

    Torni a casa, a fine giornata, metti sulla tua faccia ghiaccio e cremine medicamentose varie.
    Ti svegli, il giorno dopo, che il naso duole ancora. Ti ri-guardi allo specchio: è gonfio, gobbuto e violaceo. Ti avvicini ancora un pochino alla lastra.
    Diamine, è storto.

    << Mamma! >> urli.

    E rimani immobile, indicando con l'indice il nasone. Tua madre accorre, ti guarda ed esplode in una fragorosa risata.

    << E' storto! >> gridi.

    << Ma solo un pochino... >> ti conforta lei, sempre ridendo.

    Arriva anche tuo padre, richiamato dal frastuono. Lui, uomo di mondo, di nasi e d'ossa se ne intende. Ti acchiappa il setto nasale con due dita e... Crack, crack! Lo sposta prima a destra poi a sinistra, con tuo immenso dolore.

    << Eh sì, probabilmente c'è qualcosina che non va. >> conclude serafico, mentre tu hai le lacrime agli occhi perché dalla dannatissima appendice facciale si propagano ondate di fisica sofferenza.
     
    "Esagerano per spaventarmi", pensi con convinzione. Intanto, il colore si è riavviato ad una quasi normalità e ti sei abituata alla gobbitudine ed al gonfiume della parte centrale del tuo viso.

    In serata esci, rivedi MisterCameriere2008 e passi del tempo in allegria con le Dears.

    L'indomani mattina, per non farti mancare nulla, vai dal medico amico di tua madre. Pure lui, acchiappa 'sto benedetto setto e... Crack, crack!

    << Eh sì, probabilmente c'è qualcosina che non va. >> sentenzia.
    "Ha scoperto l'acqua calda, il tizio", rifletti sofferente.

    << Ma tranquilla, niente di preoccupante. Una cosina da poco, un'incrinatura che puoi lasciar anche così, magari si sistema col tempo. Ma tu ce li hai messi la crema ed il ghiaccio? >> domanda, con fare severo.
    "E' un cretino, non c'è niente da fare", ormai non hai il minimo dubbio.

    << Certo, il gonfiore è proprio brutto a vedersi... Ma sarà solo per pochi giorni, eh. >> chiude, con tono fintamente rassicurante.

    Tu avresti tanta voglia di dargli un calcio in faccia, al dottorino. E di dirglielo tu, con la faccia più da idiota che ti riesce: "certo, il gonfiore è proprio brutto a vedersi...".

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    La Corrida

    giovedì, 17 luglio 2008 @ 20:54
    in stronzate in libertà, requiem per il mio neurone

    Dilettante nel senso che mi diletto. Di molte cose, invero, nessuna delle quali minimamente interessante. A dire la pura e semplice verità, mi diletterei di tutto negli ambiti più disparati, ma il tempo e le possibilità sono quelle che sono e quindi non mi pongo nemmeno più il problema.

    Non mi diletto di geografia, ad esempio. Proprio, non ho idea di dove si trovino certi posti.

    Tipo, la Russia: tu, immenso e gelido gigante, continente più che nazione, io lo so dove stai! Sì, lo so bene. Nelle cartine sei il primo colore che salta all'occhio. Rossa e grande. My dear Russia, della cui storia mi sono appassionata. My dear Russia, luogo in cui, probabilmente, in vita mia non mi recherò mai.

    Mai? Mai dire mai, siore e siori.

    Oggi, la Sorella discuteva con la vostra affezionatissima del più e del meno, ed è uscito fuori che la prossima settimana, grazie ad una strana associazione della quale lei conosce il decano, una decina di ventenni russi verrà a visitare la ridente Sicilia. Embé?, direte voi.

    Il decano, amico di Sorella, le ha chiesto se avesse voglia di dargli una mano, facendo da accompagnatrice ai baldi giovani, portandoli a divertirsi e a fargli conoscere le meraviglie della terra sicula, tra mozzarella, pizza e mandolino. Naturalmente, per assolvere al meglio il compito, sarebbe necessaria una minima conoscenza della lingua inglese. I ventenni russi non è che la parlino benissimo, ma Sorella ha padronanza soltanto del basilare hello-what-is-your-name-how-are-you-my-name-is-fine-thank-you, ragion per cui pare essere inadatta al ruolo. Sorella, però, in un impeto di generosità parentale si è ricordata di avere una diciottenne femmina in casa, la quale - se non si fosse capito, sono io - riesce anche a chiedere l'ora, a domandare indicazioni stradali e a darne, tutto nella lingua di Carlo e Camilla. Insomma, ho le carte in regola per conquistare il mondo.

    Non mi pagano. Ma non ha importanza.

    Avete presente il "do ut des"?

    Io do portando a spasso i russi nella mia madre terra, loro daranno, a giugno dell'anno prossimo, portandomi a spasso [senza che io sborsi un centesimo] nella rispettiva madre terra, per la precisione, a San Pietroburgo.

    Mi ci vedo già a passeggiare per quegli spazi grandiosi e gelati, con lo zaino pieno di matrioske.

    Mi sorge spontaneo, però, un dubbio amletico: dove matrioska è San Pietroburgo?
    Menomale che dio ha inventato Google Maps.

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    Sei come la mia panda

    sabato, 05 luglio 2008 @ 16:21
    in requiem per il mio neurone

    Le canzoni di Jovanotti hanno fatto epoca. Ho diciotto anni e ci sono cresciuta con quel misto di funky e pop che lo ha reso popolare. E non sono mai andata a un suo concerto.

    Bhé, c'è un suo testo, non so quanto popolare, che diceva più o meno: "sei come la mia moto, sei proprio come lei".

    Ci ho pensato perché due dj di nonsoquale radio hanno cominciato ad intonarne un pezzo, mentre io ero in automobile diretta al mare.
    Sì, in macchina. Guidavo. Guidavo la mia macchina, subito dopo essere uscita dalla concessionaria Fiat.

    E' una Fiat Panda praticamente nuova, teoricamente usata, del 2006. E' bella, è la macchina che desideravo, proprio come la volevo io.

    Adesso mi sento la classica ragazzetta viziata: insomma, all'indomani degli esami avere già una macchina mia in garage è un po' strano, eccessivo probabilmente.

    Però Vanda è meravigliosa. Vanda, avete capito bene. Vanda la Panda. Le ho dato un nome, vi piace? No, cioè, anche se non vi piace, sempre Vanda si chiamerà.

    Oggi, per la prima volta, ho preso l'autostrada. Che bella sensazione, sapere che se stavolta ho imboccato quella lingua d'asfalto per andare a due passi da casa mia, e che la prossima, magari, sarà per andare più lontano, sempre di più.

    Io e Vanda.

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    Doveri di maturanda

    mercoledì, 25 giugno 2008 @ 20:23
    in requiem per il mio neurone

    I doveri di una maturanda, per quanto possano sembrare molteplici, in realtà sono il connubio perfetto di un'unica, piacevole, occupazione: lo studio.

    Latino, greco, storia, filosofia, fisica, trigonometria, geografia astronomica, inglese, italiano... Tutte queste materie, nelle loro variegate declinazioni.

    I doveri di una maturanda sono, essenzialmente, noiosi. Ed è questa la ragione, ne sono certa, per la quale non ho alcuna intenzione di portarli a compimento.

    Sarà la sicurezza che mi proviene dal 45 ottenuto agli scritti? Sarà la stupidità indotta da un delirio di self-confidence? Sarà l'indifferenza che mi provoca il mio tutto-tranne-che-roseo futuro universitario? Saranno gli altri pensieri che mi fanno credere di avere un cuore?

    Qualunque cosa sia, mi riguarda soltanto in maniera, come dire?, collaterale. Sì, collaterale.
    Che bella parola.

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    Tipi da

    lunedì, 23 giugno 2008 @ 19:43
    in stronzate in libertà, requiem per il mio neurone

    Oggi sono andata a ritirare l'assegno del premio che ho vinto, quello di cui vi parlai tempo fa. Sono andata con Sorella, così l'ho accompagnata a fare delle commissioni.
    Lei doveva andare alla Posta.
    Preferisco sorvolare sul posteggiatore abusivo che, con le racchette da beach tennis, indicava la retta via agli ignari automobilisti, per concentrarmi direttamente sui tipi da Posta.

    I tipi da Posta li avete conosciuti anche voi, ne sono certa. Sono quelle persone che, ovunque le incontri, non puoi pensare che, quando fanno la fila allo sportello, non si facciano notare.

    Sono entrata con Sorella, godendo del refrigerio dell'aria condizionata. Subito, m'investe una risata sguaiata, forte e sregolata. Individuo immediatamente la fonte di tale molesto rumore: immaginate un obiettivo che si stringe sulla macchia di unto di una maglietta blu slavata tesa nello sforzo di contenere un pancione da parto plurigemellare alla penultima settimana. Lui, calvo, col doppiomento, intratteneva un'univoca conversazione con Cassiera che, in bilico tra l'imbarazzo e il disgusto, benediceva la spessa parete di vetro che la separava da tale esemplare d'uomo.

    Dopo aver snocciolato una serie impressionante di aneddoti sulla sua vita, sull'inefficienza del servizio postale e sull'aglio nella pasta, eccolo che, con fare disinvolto, si lancia senza paracadute nel vuoto del tema politico.

    Con una voce che neanche Pavarotti, buon'anima, TipodaPostaUno inveisce:

    << Ah, ma tutti questi soldi non li avevo mai spesi fino a questi anni. Fortuna che ora c'è Berlusconi, e ci pensa lui a sistemare le cose... >>

    Holè.


    Appena TipodaPostaUno ha liberato lo sportello, a catalizzare la mia attenzione ci ha pensato TipodaPostaDue, un vecchietto piccolo e gobbo, di quelli che ti fanno tanta tenerezza, ad un primo sguardo.

    TipodaPostaDue si avvicina lento lento allo sportello, ficca la mano in una delle tasche dei suoi pantaloni ascellari ante-guerra e ne estrae un bozzo.
    Un bozzo colorito, parecchio grande. Straordinariamente spesso.
    Non riesco più a distogliere lo sguardo, alienata totalmente in quell'uomo che, con fare distratto e casuale, porge il bozzo ad un altro Cassiere. Quest'ultimo sgrana gli occhi, e fissa prima il bozzo poi TipodaPostaDue. Sconvolto.

    Libera il bozzo da un elastico di plastica gialla e ne separa il contenuto.
    Solo a quel punto ho potuto capire lo stupore di Cassiere.

    Uno, due, tre, quattro, cinque... dodici, tredici, quattordici e quindici.
    Uno, due, tre, quattro, cinque... ventisei, ventisette e ventotto.

    Quindici banconote da 500 € e ventotto banconote da 100 €. In totale sono 10.300 euri.
    TipodaPostaDue andava in giro con in saccoccia l'equivalente monetario di una macchina, legato con elastico da cancelleria.
    Il Cassiere ha contato un paio divolte, sorridendo. Ci ha messo tanto tempo, perchè di ogni singola banconota controllava l'autenticità.
    Alla fine, suppongo abbia chiesto a TipodaPostaDue se volesse depositarli tutti. Lui, placido, ha risposto ridacchiando e sputacchiando bava:

    << Sì, mi lasci dieci euro, per favore. Me li dia in monetine, che poi mi mancano sempre gli spiccioli! >>

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