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Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo


Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un solo tuo sguardo


Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni


Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

Stefano Benni



gemelli

Questo blog è nato il 17 Giugno 2007 ed è del segno dei Gemelli, io sono Bilancia. La nostra pare sia un'unione magnetica destinata a non durare. Relazione breve, calda e dolce, con una forte componente intellettuale.

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    lunedì, 28 luglio 2008 @ 15:54
    in requiem per il mio neurone, altrui ignoranza

    [Avvertenza: questo post ha l'unico scopo di raccontare, nella maniera più anonima e poco compromettente possibile, una vicenda accaduta alla sottoscritta. Detta vicenda, riportata alla mia mente, mi porta grasse risate e niente di più, quindi state tranquilli. Il post che segue potrebbe anche sembrare pesante nei confronti del protagonista ex quindicenne, oggi cresciutello, ma mi sento in diritto di parlarne in questi termini. E' un intervento ironico, vi prego, prendetelo come tale.]

    Quando hai quindici anni e sei un ragazzino brutto più della media degli altri ragazzini, con la faccia rovinata dall'acne, l'apparecchio ai denti praticamente da quando ti son caduti quelli da latte, un leggero sovrappeso e due orecchie a sventola, ma così a sventola, che potresti ricevere Sky e le conversazioni private della Nasa tanto sono paraboliche... Bhè, quando sei questo ragazzino la vita dev'essere decisamente difficile.

    Le cose si complicano ulteriormente nel caso in cui tu sia non solo portatore insano di tutte le sfortune fisiche possibili, ma anche ipodotato cerebralmente, ovvero stupido fino all'inverosimile eppure convinto di essere questo mostro d'intelligenza e di bellezza.

    Hai una risata da scimmia idiota, un alito pestilenziale e l'assurda convinzione che il fatto che tu sia più che benestante ti piazzi al di sopra dei comuni esseri mortali.

    In tre parole: sei uno sfigato.

    Precisiamo: io non ho nulla contro gli sfigati normali, giacché sono la persona più goffa di questo mondo e meriterei un posto d'onore nel club "Fedelissimi della sfiga", ma a tutto c'è un limite.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che non sei un normale sfigato, di quelli che mi stanno tanto simpatici e con cui io mi sento particolarmente a mio agio, invece sei molto di più: uno sfigato speciale, unico nel tuo genere.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che parli tanto di quello che sai fare, di quanto tu sia superiore agli altri, di quanto tu sia ricco, simpatico, bello ed intelligente.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che indossi quegli abiti iper-firmati e ti vanti di quanto tu li abbia pagati, ridendo di coloro che acquistano soltanto con gli sconti.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che hai una villa di dimensioni paurose con una grande piscina e un giardino curatissimo in cui non inviti mai nessuno perché ti si rovina il prato e si sporca l'acqua.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che vivi davanti al computer, fai quei giochi di ruolo in cui devi fornire il tuo numero di carta di credito per acquistare una gemma del potere, che ti dà la possibilità di uccidere un numero tot di lupi mannari in soli cinque minuti di gioco.

    Il limite sei tu, quindicenne odioso, che non esci perché fuori c'è troppa brutta gente e ti trincei in casa, davanti al tuo mega schermo ultra piatto, e non hai mai letto un libro in vita tua, perché godi di una cultura in te insita, che cade dal cielo e che ti rende migliore di chiunque ti stia attorno, arrogante e presuntuoso.


    Il limite sei tu. E basta.


    Poi, però, il limite sei anche pronto a superarlo.

    Sì, sai anche andare oltre.

    Oltre, perché capisco che a quindici anni i tuoi ormoni siano in subbuglio e che tu abbia delle esigenze fisiologiche che non puoi ignorare... Capisco questa e molte altre cose, però.

    Immaginate la scena.

    Vacanza. Camera. Ragazzina quattordicenne fissa il soffitto, insonne. Quindicenne odioso nel letto accanto, insonne. Ragazzina quattordicenne sente strani rumori, sente qualcuno ansimare. Si volta. Quindicenne odioso in posizione fetale e sguardo da maniaco, si muove in maniera inconsulta sotto le coperte, fissando con insistenza la ragazzina quattordicenne. Ragazzina quattordicenne chiude gli occhi e si finge dormiente, si volta dall'altra parte e passa una nottata orribile, disgustata e spaventata.

    Spegnete la vostra immaginazione.

    Quindicenne odioso, proprio per la mole di sfighe fisiche ed intellettive che si concentrano nella tua figura, sono disposta a comprendere gli ormoni in subbuglio e le esigenze fisiologiche di cui sopra, ma non aspettarti che la ragazzina quattordicenne [che potrei anche essere io cinque anni fa] non rida di te per il resto della sua vita e non ti consideri l'essere più abietto, sordido e rivoltante sulla faccia del pianeta.

    Quindicenne odioso, fossi in te, verificherei bene la mia discendenza cercando sull'albero genealogico.

    Chissà, magari Mastro Geppetto è tuo padre e non lo sai...

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    Santa subito!

    mercoledì, 09 luglio 2008 @ 17:36
    in fuck, altrui ignoranza

    Io vi inviterei a guardarli tutti e tre, i video. E' la Guzzanti durante la manifestazione di ieri. Vi cito un passaggio:

    << Tu non puoi mettere alle Pari Opportunità una che sta là perché t'ha succhiato l'uccello! Se ne deve andare! Non la puoi mettere da nessuna parte, ma in particolare non la puoi mettere alle Pari Opportunità... >>

    Inutile che vi dica che parlava della Carfagna.



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    No more justice

    domenica, 29 giugno 2008 @ 13:03
    in fuck, altrui ignoranza

    Tratto spudoratamente da un blog interamente fatto di chinotto.

    "da Marco Travaglio e Antonio Di Pietro copiamo ed in allegria incolliamo!


    Elenco esaustivo dei reati che la macchina della giustizia deve obbligatoriamente “ignorare”.

    Li riporto di seguito, uno sull’altro, come si fa per un elenco mortuario, perché oggi muore una parte di democrazia di questo Paese.

    - aborto clandestino
    - abuso d’ufficio
    - adulterazione di sostanze alimentari
    - associazione per delinquere
    - bancarotta fraudolenta
    - calunnia
    - circonvenzione di incapace
    - corruzione
    - corruzione giudiziaria – è quella per cui Silvio Berlusconi ha fatto questo decreto
    - detenzione di documenti falsi per l’espatrio
    - detenzione di materiale pedo-pornografico
    - estorsione
    - falsificazione di documenti pubblici
    - frodi fiscali
    - furto con scasso
    - furto in appartamento
    - immigrazione clandestina (“pensate, dopo tutte le menate che fanno con la storia dell’immigrazione clandestina, adesso sospendono i processi” – Marco Travaglio)
    - incendio e incendio boschivo
    - intercettazioni illecite
    - maltrattamenti in famiglia
    - molestie
    - omicidio colposo per colpa medica
    - omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata (“tutti quelli che stendono la gente per la strada ubriachi, bene quelli non li si processa” – Marco Travaglio)
    - peculato
    - porto e detenzione di armi anche clandestine
    - rapina
    - reati informatici
    - ricettazione
    - rivelazioni di segreti d’ufficio
    - sequestro di persona
    - sfruttamento della prostituzione
    - somministrazione di reati pericolosi
    - stupro e violenza sessuale
    - traffico di rifiuti
    - truffa alla Comunità Europea
    - usura
    - vendita di prodotti con marchi contraffatti
    - violenza privata

    Tutti questi, essendo puniti con pene inferiori ai dieci anni, vengono sospesi."

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    Casi giornalistico-giudiziari

    sabato, 14 giugno 2008 @ 19:28
    in fuck, riflettevo, altrui ignoranza

    Ormai è diventata un'abitudine per i giornalisti trovarsi in un'aula di tribunale. Certo, loro si divertono. Ci vanno volentieri, che pensate? Un giorno sì, quello dopo no, l'altro ancora nuovamente sì. Per tutto l'anno. Praticamente, potrebbero fare gli avvocati come secondo mestiere, che tanto la giustizia la conoscono meglio di blasonati professionisti.

    Oggi mi trovavo a leggere il blog di Beppe Grillo, e lì ho potuto apprendere la storia dell'ennesimo giornalista con la posta intasata di querele.
    Si tratta di Antonino Monteleone, il cui blog è stato addirittura posto sotto sequestro. Ma vi sembra una cosa possibile? No. Sul serio. Non scherzo. Vi sembra una cosa normale in uno stato democratico?
    Ho letto tutto il post e, alla fine, ero arrabbiatissima.

    Qua stiamo arrivando a livelli di anti-libertà che non avrei mai ritenuto possibili. Qualche post fa scherzavo sul reato di informazione a delinquere, eppure se i presupposti sono questi non ci vorrà molto prima che lo creino davvero. Anzi, non vorrei essere stata fonte d'ispirazione.

    Ad ogni modo, ho deciso di scrivere una e-mail di supporto ad Antonino.
    Ve la posto:

    Caro Antonino,
    mi permetto di darti del "tu" perchè, avendo io diciannove anni, non sei poi tanto più grande di me; mi permetto altresì di dirti "caro" giacché, dopo aver letto della tua situazione sul blog di Beppe Grillo, mi pare una dimostrazione di stima quanto meno necessaria.
    Da maturanda aspirante giornalista non ho molta esperienza nel campo dell'informazione, del resto, alla mia tenera età, sarebbe presuntuoso pretendere di averne. Eppure credo di essermi fatta un'idea molto chiara dell'informazione pura,corretta e seria, e credo anche che nel nostro Paese, tranne qualche eccezione, non ci sia nessuno disposto a dire le cose come stanno veramente, senza chinare lo sguardo e tapparsi la bocca dinnanzi alle corrotte autorità politiche che, con sfacciataggine sorprendente, pretendono di avere ragione dei media e delle notizie, in nome di un tanto paventato quanto falso impegno sociale e culturale.
    Ti scrivo con l'unico scopo di esprimerti un supporto che, certamente, non è mio soltanto ma di quanti ritengano che i giornalisti non debbano essere imbavagliati con provvedimenti giudiziari chiaramente ingiusti.
    E' assurdo quello che sta capitando negli ultimi tempi in Italia: osceni ddl contro le intercettazioni da una parte, V2-Day a favore di un'informazione libera dall'altra. Mi domando in quale altro Paese civile e democratico del mondo accadano cose del genere.
    Che l'Ordine non ti stia supportando è scandaloso.
     
    Leggendo quello che ti sta succedendo mi risulta impossibile non chiedermi se sia la cosa giusta tentare di fare un mestiere che, per come la vedo io, mi porterà, nel migliore dei casi, ad essere una giornalista di nicchia o, nel peggiore dei casi, nonché più probabilmente, a non poter esercitare liberamente la professione per via di interventi esterni.
     
    Pensavo, ingenuamente, che internet fosse ancora una terra franca. Mi sbagliavo. Anche i blog possono essere messi a tacere, come mi dimostri.
    Forse, il "caso" che ti riguarda, grazie anche alla visibilità del Blog di Beppe Grillo, farà molto rumore. Certo, è inquietante che per sentir parlare di giustizia bisogni cercare sulla pagina web di un comico.
     
    Spero che tu risolva tutto per il meglio.
     
    Un saluto, 
    Luisa Santangelo


    Ero, e sono, indignata.
    Cicerone chiedeva a Catilina: << Quo usque tandem abutere Catilina patientiae nostrae? >> [Cito a memoria, scusate per eventuali errori]. Si traduce in: << Per quanto tempo ancora Catilina abuserà della nostra pazienza? >>

    Non finirò mai di chiedermelo: PER QUANTO TEMPO ANCORA I POLITICI ABUSERANNO DELLA MIA PAZIENZA?
    No, perchè ha un limite. E non vorrei che superando questo limite mi passi anche la voglia di scrivere.

    LaCapa is totally fluo! ∙ commenti (6) ∙



    Non c'è limite al peggio (e al ridicolo)

    venerdì, 13 giugno 2008 @ 11:55
    in fuck, altrui ignoranza

    Qua ci starebbe la Marcia Imperiale di Star Wars, avete presente?
    Sì, calzerebbe proprio a pennello, per rendere l'atmosfera. Oppure no, forse è meglio la colonna sonora di Profondo Rosso, giacché quanto accade è piuttosto inquietante.

    Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al decreto di legge sulle intercettazioni.

    Sound da colpo di scena. L'aria si fa meno tesa. Spiego in due parole di che si tratta: una stronzata!
    Quando ci vuole, ci vuole.

    Via libera soltanto alle intercettazioni per reati punibili con dieci anni o più di carcere, per reati contro la pubblica amministrazione, per corruzione, per pedofilia e per stalking, a patto che un collegio di tre magistrati [da nominare] decida che sono giustificabili poichè ben motivate.

    I giornalisti e le "talpe" [credo che questa nomenclatura molto american-style aggradi i nostri politici, che li faccia sentire più importanti] che oseranno far arrivare alle orecchie di noi, comuni mortali, il contenuto delle intercettazioni, rischieranno da un mese a tre anni di carcere, per il gravoso reato di informazione-a-delinquere, suppongo. Ad ogni modo, non è una cosa così pesante: quando il processo sarà iniziato, quando saranno concluse le indagini preliminari, quando sarà finita l'udienza preliminare, allora le intercettazioni potranno essere prelevate dall'archivio segreto nel quale saranno nascoste, e quindi essere pubblicate. Considerando i tempi giudiziari in Italia, tra più o meno vent'anni potremo leggere quello che si diranno domani illustri indagati, politici e non.

    In pratica è stato ricopiato ed adattato il decreto di legge dell'ex Ministro della Giustizia Clemente Mastella, il quale decreto, però, venne rigettato dalla vecchia maggioranza parlamentare.

    Qui e qui, gli articoli per intero.

    Che bello! Che non si dica che in Italia non si fa giornalismo. Che non si dica che l'informazione è assente. Che non si dica qualcosa del genere.
    E' tornato da così poco tempo al Governo [chi? Lui, l'onnipotente, l'inindagabile, l'inintercettabile Silvio] e già ci propina grandiose panzate anti-giustizia.

    Che non si dica che in Italia c'è una Casta di impunibili che tali devono rimanere.

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    Con la violenza si risolve tutto

    martedì, 03 giugno 2008 @ 23:46
    in fuck, stronzate in libertà, requiem per il mio neurone, altrui ignoranza

    Oggi è il 26 Maggio 2008.

    Vi ricordate il mio post di qualche giorno fa in cui enunciavo le mie intenzioni vendicative nei riguardi di Mr Telecom? In breve, minacciavo di strappargli lentamente ogni singolo pelo del corpo.

    Venerdì 23 Maggio 2008, da casa di AmicoPina, ho pubblicato quel post. Che ora era? Saranno state le 17:15, minuto più, minuto meno. Alle 18:00 ero a casa. Alle 18:20 squilla il telefono. Madre risponde e si lancia in una conversazione fatta di mugugni e assensi.

    Posato il cordless, Madre si volta e annuncia, con voce teatrale:

     

    << Era TiziaDelCallCenter [povera donna, nda]… >>

     

    Io lo so che il merito è tutto mio e della minaccia del silk-epìl. TiziaDelCallCenter, povera donna, comunicava la decisione di Mister Telecom, secondo la quale a partire dalla prima settimana di Giugno la sottoscritta potrà nuovamente godere di una connessione ad internet.

    Allorché è stato per me certo che questo è il mio periodo fortunato: ho vinto il concorso, ho donato il sangue all’Avis [fatelo anche voi, fatelo anche voi, fatelo anche voi], ho scoperto il nome di MisterCameriere2008, ho ricevuto un numero imprecisabile di fantastici complimenti circa il mio talento scrittorio, sono stata oggetto di conversazioni tra male-lingue che ambivano al premio che io mi sono aggiudicata, Madre ha deciso di regalarmi un pennino USB di 2 Gb [che per metterci la mia roba scritta va più che bene], Padre mi ha chiesto cosa desiderassi come regalo per la Maturità e non ha fatto una faccia strana quando ho risposto “una stilografica Mont Blanc”… Meglio di così che si può sperare?

    Avete ragione, se questo basta a rendermi sorridente, sto proprio messa male. Ma che ci volete fare? Mi accontento di poco.

    Forse, quando scrivo i miei post, dovrei buttare giù una scaletta onde evitare di confondere me e voi.

    Adesso di che volevo parlare? Ah sì, di Gomorra.

    Ho parlato più volte del bellissimo libro di Roberto Saviano. Bhé, come certamente tutti voi saprete, dal romanzo è stato tratto un film che è stato presentato al Festival del Cinema di Cannes e che ha vinto il premio speciale della critica. Dev’essere proprio un film stupendo, così ho deciso che appena ho tempo mi butto in sala e lo guardo. Certo, in genere i film tratti dai libri mi deludono, eppure voglio avere fiducia nella speranza di rimanere stupita.

    Sempre parlando di roba artistica in uscita. Francesco De Gregori sta presentando in giro il suo nuovo disco, il che comporta che non faccia altro che girare per le varie trasmissioni canticchiando qua e là e sottoponendosi alle domande dei vari intervistatori che, il più delle volte, sembra si siano passati un copione. Dannazione, [mi rivolgo ai giornalisti] avete l’occasione di parlare con uno dei miti della canzone italiana, quindi perché non fate altro che chiedergli: “Da cosa nascono le tue canzoni?”?

    Giuro, mi secca.

    Da cosa nascono le canzoni di Francesco De Gregori? Fa musica da quando Nerone era imperatore di Roma, sicuramente la stessa domanda gliel’avranno fatta un centinaio di volte. E, nonostante tutto, il quesito non cambia.

    Praticamente è usurato come l’”essere o non essere?” di Shakespeare.

    A prescindere da questo, io le interviste le ascolto per intero, quando posso. De Gregori è un mio mito, mi fa sempre piacere sentire la sua voce, anche quando la usa per dire cose con le quali non mi ritrovo d’accordo.

    Non mi sovviene in quale trasmissione e da chi, comunque, gli è stato chiesto:

     

    << Perché stupisci sempre il tuo pubblico con arrangiamenti continuamente nuovi anche per le canzoni che hanno fatto la storia tua e di chi ti ascolta? >>

     

    Allora io ho allargato le orecchie, giusto per sentire meglio la risposta. Non ricordo le parole precise, eppure il contenuto mi è ben chiaro. In pratica, ha detto che chi paga un biglietto lo fa per sentire la sua voce, quella di De Gregori, non la propria. Lo infastidisce, a De Gregori intendo, che la gente canti a squarciagola.

    Tacessero e gli facessero fare il suo mestiere. Visto che chiedere una cosa simile è impossibile, lui tiè, cambia gli arrangiamenti e bravo chi riesce a cantargli dietro.

    Lui il concetto l’ha espresso in mezzo secondo, io ho avuto bisogno di duemila parole, ma volevo essere chiara.

    Che fastidio! Sì, m’ha infastidita. Io vado ai concerti sì per ascoltare l’artista che si esprime, ed anche e soprattutto per cantare a tutto volume, per rimanere senza voce, per godere del fatto che conosco tutte le canzoni pure nelle virgole.

    Ecco, sono giunta alla conclusione che Francesco De Gregori se la tira più del dovuto. Cioè, è Francesco De Gregori e in quanto tale, della sua musica, può fare quello che vuole... Però… “La donna cannone”, “Generale”, “La leva calcistica della classe ‘68” [da Padre rititolata: “Mino e il calcio di rigore”], “Rimmel”, “Cardiologia” e le altre storiche, bhè, io quelle le voglio sentire con il loro arrangiamento originale, perché è anche grazie a quello che mi emozionano e che mi ricordano particolari scene della mia vita.

    Io dico NO agli artisti sboroni.

    E voi mi risponderete: << Se vuoi sentire le canzoni come sono nel cd, ascolta quello e non andare ai concerti! >>

    E tutti i torti non avete. E’ che la musica live, l’attesa, il dubbio del “ora chissà che canta!”, mi piacciono davvero tantissimo.

    Okay, la mia saggezza quotidiana è incompresa.

    Chiedo venia.


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    Somme e conclusioni

    mercoledì, 23 aprile 2008 @ 18:09
    in fuck, stronzate in libertà, altrui ignoranza

    Oggi è il 23 Aprile 2008.

    Sono tornata da poco più di ventiquattro ore dall’assurdissima Berlino.

    Come si supponeva, è stata una gita spettacolare, il classico viaggio dell’ultimo anno in cui una classe è una classe, senza liti o casini. L’unità, la serenità, gli scherzi, l’ironia, la complicità. Veramente bei momenti che porterò dentro come splendidi ricordi, nella certezza che ho vissuto e che continuerò a  vivere bene i classici migliori anni della mia vita.

    Che sospironi.

    Certo, mi sono ritrovata a Catania un po’ persa, senza una precisa cognizione di quanto sia accaduto in Italia. Ignoravo il discorso del ballottaggio per il sindaco della Capitale, e avevo dimenticato che il nostro nuovo Presidente del Consiglio sia Silvio Berlusconi.

    Già. C’è bastato un titolo del Tg a ricordarmi ogni cosa all’improvviso. Il contenuto era più o meno il seguente: Maroni-vice-di-Silviuccio & Cuffaro-al-Senato.

    Mi sono cadute le braccia a terra. Per un attimo ho sperato che si trattasse di una specie di visione, tipo di n brutto sogno, di un incubo nero nero. Invece no, è tutto vero.

    E vabbè, vediamo come vanno a finire questi cinque anni. Io un paio di idee su quello che si farà le avrei: federalismo, agevolazioni fiscali agli industriali, grandi-porcate-infrastrutturali, ministeri assegnati con il professionalissimo metodo della conta…

    Già qualche segno del cambiamento si vede.

    Un servizio al telegiornale parlava delle bande di teppisti in America. La giornalista diceva testuali parole: “Aspirano al modello mafioso siciliano, ma ne sono ancora lontani. Per quello ci vuole organizzazione e disciplina, qualità di cui questi giovani sono carenti. “

    Quando la tipa ha detto queste parole, io e mi fratello, che ascoltavamo, ci siamo guardati sconvolti.

    La vedo dura, la vedo molto dura.

    Spero di sbagliarmi, però.

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    Ora di religione - ultima parte

    lunedì, 07 aprile 2008 @ 17:11
    in fuck, requiem per il mio neurone, riflettevo, altrui ignoranza

    Oggi è il 2 Aprile 2008.

    Allarmatevi pure, è proprio come pensate. Non scriverò più delle mie ore di religione, non perché il professore abbia smesso di dire cose che meritino di essere riportate, bensì perché alla sottoscritta basta sentirle una volta, e non avverte il bisogno di scriverle e, di conseguenza, think about it two times in the same day.

    La scorsa lezione, ad esempio, s’è parlato dell’anima, della vita dopo la morte et cetera et cetera.

    Lui, il grand’uomo, il mal celato più grande amore della mia esistenza, ha accennato alla resurrezione di Cristo.

    Il terzo giorno, bla bla bla, com’era stato scritto, bla bla bla, il mistero della fede, bla bla bla, il corpo che non era corpo.

    Il corpo che non era corpo?

    Questa non l’ho capita. Visto che non sono una profonda conoscitrice del cattolicesimo, sebbene io abbia letto la Bibbia e abbia frequentato per sei anni il catechismo [comunione, cresima, post-cresima], ho pensato che forse era il caso di chiedere, per trovare un chiarimento ai miei dubbi.

     

    Io: << Prof, scusi, non capisco. Che significa che il corpo non era corpo? >>

    Prof: << Cristo, quando è resuscitato, non era proprio in carne ed ossa. Era in una sostanza divina… >>

    Io: << Ma io ci vedo un po’ una contraddizione. San Tommaso dice che non crede finché non può toccare la carne di Cristo, allora, se Cristo non era in corpo, San Tommaso, quando tocca, che tocca? >>

    Prof: << Questo non possiamo saperlo, lo accettiamo per fede. >>

     

    Se devo essere sincera, mi sono rotta definitivamente le scatole di sentir parlare di accettare roba per fede. Non chiedo che mi si provi l’esistenza di un qualsiasi dio, però gradirei che le religioni fornissero almeno dei dati fondati su qualcosa di certo, e non delle verità date per plausibili perché col tempo sono state accettate.

    Diamine, sono meglio disposta ad abbracciare il culto della Grande Madre!

    Scusatemi, ho la spiritualità di un lavandino rotto abbandonato in mezzo alla strada.

    Quindi è finita, salutate con la manina Prof, le sue frasi fatte e le sue assurdità, perché se non ne dirà qualcuna di veramente abnorme, non intendo veicolare ancora il suo pensiero, non poiché è sbagliato [chi sono io per giudicare?], ma poiché rischio di cominciare a diventare intollerante. Io amo la tolleranza. Io sono la tolleranza fatta persona. Ecco, la tolleranza si è reincarnata in me. Su, adoratemi. No, eh? Uff, non può capitare una seconda volta? Se convertissi Berlusconi al LaCapanesimo, lui potrebbe fare una leggina, piccola piccola, che tolga la libertà di culto e che mi faccia diventare una nuova divinità. Una sorta di Zeus al femminile… Già vedo i templi sulle montagne, il mio simulacro sparso in ogni dove, le offerte.

    Think big.

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    Urbi et Orbi

    lunedì, 07 aprile 2008 @ 17:09
    in fuck, riflettevo, altrui ignoranza

    Oggi è il 23 Marzo 2008.

    Non trovo giusto che solo il Papa possa lanciare un messaggio alla città ed al mondo. Così lo faccio anche io, dall'alto della mia condizione di blogger-senza-internet.

     

    Cara città e caro mondo,

    e con città intendo tutte le città e con mondo intendo tutto il mondo, oggi sarebbe Pasqua. Dico 'sarebbe' perché non è che la festività mi prenda più di tanto. Comunque, per quasi ognuno di voi è Pasqua, quindi meritate un bel discorso di quelli che si fanno soltanto quando è rosso sul calendario.

    Città e mondo, non è che ve la stiate passando bene, al momento. Lo so, ne stanno accadendo di tutti i colori, e so anche che vi aspettate che passi un po' in rassegna la condizione economico-politico-sociale di questi giorni, ma non lo farò. Però una cosa ve la dico: entrerò in borsa. Nel senso che voglio mettermi a fare l'azionista.

    Che titoli sceglierò? Alitalia, ovviamente. Vado sul sicuro, così tiè, mi arricchisco e non se ne parla più.

    Come? Alitalia non conviene? Ma che dite?! Siate lungimiranti! Avete capito il discorso della cordata italiana, no? Se il Berlusca ci mettesse del suo, state certi che i titoli salgono, eccome se salgono. E sarà il mio momento: io, che con sessanta centesimi avrò acquistato una, e dico una, azione, la potrò rivendere almeno a dieci euro. Guardate la cosa in proporzione:

     

    25 : 0.60 = 25 : 10

     

    Dev'essere stato in questa maniera che Silviuccio bello si è inquattrinato.

    A proposito di borsa, parliamone, ma non in caratteri economici.

    Discutiamo della mia borsa, quella che ieri sera mi hanno scippato sotto casa di Altradearfriend. Io stavo camminando serena, pensando ai fatti miei, e tutt'a un tratto mi sento strattonare con forza e la mia borsa, la mia amatissima borsa, mi scivola lungo la spalla. Io la acchiappo, tiro, urlo, il ragazzo che guidava accelera, quello che teneva la borsa mi grida qualcosa, stringe la presa e basta.

    La mia borsa prendeva il largo su uno Scarabeo beige senza targa, in mano a due ragazzini che potevano avere al massimo la mia età.

    C'era il portafoglio con tre euro, la mia carta d'identità, il codice fiscale, la tessera sanitaria, il patentino del motorino, il foglio rosa, le chiavi di casa, le sigarette, e gli assorbenti [sono donna anch'io, una volta al mese].

    Come una perfetta idiota, non mi sono rassegnata ad essere stata scippata, e mi sono messa a correre inseguendo i due deliquentelli e gridandogli dietro bestemmie da camionista.

    Quando ho capito che non c'era niente da fare, mi sono fermata in mezzo alla strada, ho ripreso fiato, ho acchiappato il cellulare che tengo sempre in tasca, e ho telefonato al 113.

    Cinque minuti dopo, due agenti di una volante dei Carabinieri mi chiedevano di descrivere cosa fosse accaduto, prendevano le mie generalità e cercavano di consolarmi dicendo che, tanto, se non c'erano soldi, probabilmente avrebbero buttato la borsa da qualche parte e che c'erano buone possibilità di ritrovarla.

     

    Altradearfriend e Dearlowe, che arrivavano in quel momento, e mi hanno vista parlare con quei due tizi in divisa, mi hanno guardata con la faccia a punto interrogativo.

     

    Altradearfriend: << LaCapa, che hai fatto? >>

     

    Non "Che è successo?" o "Perché i Carabinieri sono qua?", bensì proprio un "Che hai fatto?".

     

    La borsa, ovviamente, non è tornata alla sua legittima proprietaria. Che poi, non era niente di che. Era una sacca beige, di mia sorella, vecchia di più di sette anni, con un valore affettivo veramente importante. Mio padre non la sopportava, diceva che sembravo un posteggiatore abusivo.

    Nel mio periodo writer appassionata di cultura hip-hop, in quella borsa ci tenevo le bombolette appena acquistate, quando mi sono buttata sulla musica e appena avevo soldi filavo in negozio di dischi ci conservavo i cd, ci nascondevo i libri, in estate c'era sempre dentro un asciugamano per tenermi pronta ad andare al mare. A Lipari... A Lipari c'erano i costumi ed i pantaloncini, essenziali per passare da una spiaggia all'altra.

    La prima volta che ho preso l'aereo, per andare a Roma, quella borsa è stato il mio bagaglio a mano. Dentro: una macchina fotografica, il caricabatterie del cellulare e della digitale, un libro, il lettore mp3 rotto, e la mappa di Roma.

     

    E poi, il portafoglio. Me l'aveva regalato mia madre a Natale, un paio di anni fa. Soldi non ce n'erano, ma c'era qualche foglio di carta a cui tenevo veramente tanto... Il biglietto dell'AST, Agenzia Siciliana Trasporti, che dalla stazione del treno di Milazzo ha portato me e le Dears al porto da dove, con un altro biglietto che stava sempre nel portafoglio, ho preso l'aliscafo Siremar in direzione di Lipari. Che altro c'era? Il tagliando del biglietto Catania - Roma, quello Roma - Catania, l'abbonamento della metropolitana romana.

     

    Direte: Che te frega? Me frega, me frega... Ogni tanto li tiravo fuori e me li guardavo, e mi piaceva farmi assalire dalla nostalgia. Adesso non posso più, per due cretini che con quello che hanno trovato non possono neanche andarsi a mangiare un panino da McDonald's.

    Stamattina sono andata in questura, a fare la denuncia. Una saletta piccola, con le pareti rivestite in legno ed un tizio, dietro una scrivania, che era a metà tra il commissario Winchester dei Simpson ed un tricheco.

     

    Dov'è successo?

    Dove portava la borsa?

    Saprebbe riconoscere i ragazzi che hanno operato lo scippo?

    Su che motorino giravano?

    La targa la ricorda?

    Cosa conteneva, di preciso, la borsa?

    Mi ripete la via dove è accaduto?

    Era da sola?

    Scusi, la via dove è stato portato a compimento lo scippo?

    A che altezza, più o meno?

    Ne è certa?

    L'orario? Che ora era?

    Un'ultima cosa: dov'è successo?

     

    Giuro, ho ripetuto la stessa cosa per quindici volte. Ne ho ricavato tre fogli identici: uno da tenere con me che sostituisca tutti i documenti andati perduti, uno da presentare al Comune per farmi rifare la carta d'identità [che culo, dovrò farmi una nuova fototessera! In quella vecchia, sembravo un uomo pronto per lasciare le sue impronte digitali, nella migliore tradizione criminale made in USA] e un altro da portare alla Motorizzazione Civile per ottenere una copia del patentino.

     

    E ci sarà anche da cambiare la serratura di casa.

     

    Cara città e caro mondo,

    e con città intendo tutte le città e con mondo intendo tutto il mondo, oggi mi andrebbe di mandarvi a fanculo senza concedervi diritto di replica.

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    Il mio futuro marito

    sabato, 01 marzo 2008 @ 16:28
    in fuck, riflettevo, altrui ignoranza

    Ieri sera sono andata, per la seconda volta in ventinove giorni, a sentire Marco Travaglio presso la sede dell'Università di Lettere e Filosofia di Catania.
    Come immaginavo, c'era veramente tantissima gente.
    L'argomento era: l'articolo 21 della Costituzione.

    Ve lo cito per intero:

    Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e

    ogni altro mezzo di diffusione.

    La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

    Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti,

    per i quali  la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che

     la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

    In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità

    giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria,

    che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria.

    Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e

    privo d'ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti

    i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

    Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon
    costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

    Sì, proprio l'articolo 21, questo sconosciuto.
    Bhè, non sto qua a dirvi quanto sia stato grandioso il mio futuro marito, Marcuccio bello.
    Non sto qua a dirvi che non ci ha dato speranza.
    Non sto qua a citarvi una parte del suo stesso discorso: "Chi vuol fare il giornalista, il giornalista seriamente, non in questa provincia ovviamente, perchè è impossibile..."
    Non sto qua a fare niente. Più in generale: non sto proprio qua.
    Nel senso che non ci sono con la testa, da ieri sera. E' stato avvilente al massimo grado.
    Lui, giornalista affermato, pagato, richiesto e meritevole, a dire a quasi mille studenti [forse eravamo di più] che a Catania non solo non c'è trippa per gatti, ma non ci sono neanche i gatti.
    Fortuna che lo sapevo già da tempo, altrimenti sarebbe stata una bella batosta.

    L'altra volta, quand'è venuto a presentare "Mani Sporche" era più energico. Stavolta sembrava più incazzato, probabilmente perchè parlava del suo mestiere, di qualcosa in cui lui mette veramente passione.
    Con lui, Claudio Fava. Che se prima già lo stimavo, dopo ieri ha guadagnato mille punti.

    S'è parlato di un tizio, tale Mario Ciancio Sanfilippo. Io l'avevo solo sentito nominare sporadicamente: costui ha tutti i giornali e le reti televisive locali.
    Travaglio l'ha definito un Berlusconi meno grande, perchè essere più piccoli di Berlusconi è proprio impossibile. No, non a livello politico, ma in quanto a conflitti di interessi sparsi in ogni dove.

    Ero con Profia, ieri sera. Sedute a terra [altrove non c'era posto], scherzavamo sul fatto che, per uscire da questa realtà, forse avrei dovuto attaccarmi alle caviglie di Marco Travaglio e farmi trascinare lontano, di peso, appiccicata come una cozza allo scoglio.

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    When everything seems like the movies

    martedì, 26 febbraio 2008 @ 16:31
    in fuck, riflettevo, altrui ignoranza

    Oggi vi racconto una storia, e probabilmente non vi farò ridere. Può essere anche che la conosciate poichè, in fondo, non è nemmeno troppo speciale.

    L. ed A. sono due amici che, per una ragione o per un'altra, non riescono a vedersi che un paio di volte l'anno, se va bene. Nell'ultimo biennio, L. ed A. si sono sentiti raramente,  mai parlando di uscire insieme, e hanno continuato le loro vite indipendenti, senza che l'una sapesse qualcosa dell'altro, e viceversa.
    Sabato, A., dopo qualche sms, chiede ad L. un appuntamento, con una data ed un orario definiti, così che non sia il solito "prima o poi".
    L. ed A. decidono che lunedì sera può andar bene per entrambi.
    A. passa a prendere L. sotto casa e, quando si vedono, si abbracciano a lungo perchè si vogliono bene, nonostante tutto.
    L. è logorroica e comincia con un numero imprecisabile di domande sulla vita, la scuola, la fidanzata, il futuro... Dalle prime risposte di A., L. si rende conto che lui non è più lo stesso, che oltre ad essere cresciuto fisicamente, è anche totalmente diverso caratterialmente.
    A. mette musica.
    L. ride.
    L. pensa che A. stia scherzando, non capisce perchè lo stereo manda solo musica napoletana che racconta di persone che escono dal carcere, di uomini che tradiscono le mogli o che vanno con le prostitute.
    A. canta.
    L. non gradisce e propone di cambiare, ma A. dice che ha solo quel genere...
    I due continuano con le chiacchere. A. racconta di quando ha tradito la prima volta la sua fidanzata, di quella volta che ha litigato col padre, dell'occasione nella quale ha tradito per la seconda volta la sua fidanzata, del suo lavoro.
    L. non capisce, pensa che A. voglia solo farsi grande ai suoi occhi, sorride ogni volta che lui dice qualcosa di assurdo e che lei non condivide.
    Se lo ricorda lei, il suo A., che la prima sigaretta gliel'ha offerta lei, che gli passava le versioni di greco, che nei messaggi scriveva "ti voglio bene" per intero. Quest'ultima abitudine, L. l'ha notata ancora e ne ha sorriso.
    L. ha pensato che no, A. non è cambiato. Sta solo facendo lo stupido e, tra un po', le dirà qualcosa tipo "scema, ma ci hai creduto sul serio?".
    L. ed A. si fermano ad un bar, ed A. stringe la mano ad un tizio a cui L. non avrebbe mai rivolto la parola. L. pensa di essere una che dà troppa importanza alle apparenze, e si avvicina. Il tizio parla più piano, ed L. si allontana nuovamente, perchè capisce di non essere gradita. Il tizio le fa proprio una bruttissima impressione. A. gli stringe ancora la mano ed esce, seguito a ruota da L. un po' turbata.
    L. chiede chi fosse, ed A. risponde senza dare un nome o una definizione, dice solo che è stato due anni dentro.
    L. non ride più: la cosa non le piace.
    L. ed A. arrivano a casa di A., dove la madre di lui aveva preparato un' enorme teglia di lasagne. La madre di A. è gentilissima, tratta L. come la più attesa degli ospiti ed L. si rasserena.
    L. ed A. scendono nel piccolo appartamentino indipendente di A, e mangiano da buoni amici, discutendo del più e del meno, come facevano prima.
    Dopo cena, L. si guarda un po' in giro e la camera di A. la colpisce non poco. Guarda il comodino, e prende un aggeggio metallico che attira la sua attenzione.
    Domanda ad A. di che cosa si tratti, ed A., tutto contento, toglie quel coso dalle sue mani e, con uno scatto, fa uscire una lama dal suo interno.
    L. è senza fiato. Perchè A. ha un coltellino di quel genere e lo tiene a portata di mano? A. legge nei suoi occhi quel quesito e, con un placido sorriso, si trincea dietro un "può sempre servire" affatto rassicurante.
    A. ed L. ormai sono in confidenza, e alle domande insistenti di L., A. decide di rispondere con una certa sincerità.
    L. ascolta con gli occhi sgranati e la bocca aperta, non può credere alle sue orecchie, però capisce che non c'è niente di falso in quello che A. le spiega, facendo anche nomi e cognomi che spaventano L., e davvero molto.
    L. non è come San Tommaso, crede anche se non vede. Ma A. forse vuole che lei sia più sicura, così mostra gli attrezzi del mestiere, e il loro corretto utilizzo.
    L. vorrebbe tanto piangere, vorrebbe schiaffeggiare A. e farlo rinsavire, vorrebbe allontanarsi immediatamente e non voltarsi più indietro.
    L. prova un istintivo ribrezzo per tutto quello di cui A. le parla.
    Gli chiede di smetterla, di uscirne. E lui afferma, sicuro e arrogante, che ha preso certi impegni che deve mantenere, e che, tra le altre cose, quello che fa gli piace.
    L. dice ad A. che se continua così non arriverà neanche ai trent'anni, ma A. sorride e risponde che ha ancora dodici anni di carriera e tutto il tempo per diventare qualcuno.
    L. è incredula, si trova tra le mani un'agenda e comincia a sfogliarla. Tanti nomi. Si ferma, uno che lei conosce, un ragazzino piccolo e dall'aspetto pulito, intelligente.
    L. chiede spiegazioni, stavolta A. è laconico: il ragazzino aveva sbagliato a dire qualcosa e per questo doveva essere punito.
    L. tace, si fidava di A. ma adesso non sa più chi lui sia.
    Gli arriva una telefonata, parla in codice. A. chiude bruscamente la conversazione, spegne il cellulare e lo riaccende dopo un po', pensieroso.
    "Ti riaccompagno a casa" dice ad L.
    "Che devi fare?" lei non capisce.
    "Devo lavorare". A. risponde solo questo, mentre apre cassetti, smonta portachiavi e ne trae fuori quello con cui 'lavorerà'. L. non è sicura, ma le è sembrato che A., prima di uscire, abbia anche preso quel coltellino che tanto l'aveva intimorita.
    In macchina parlano ancora. Poi, una canzone alla radio. Eminem. A., quando era ancora il caro vecchio A., lo adorava.
    L. mette più forte la radio, quel pezzo piace anche a lei.
    A. cambia e mette una neo-melodica.
    "Ma Eminem non ti piaceva?" L. ci scherza su.
    "Prima..." Glissa A.
    L., dopo questa, tace. Riflette sul fatto che fino a quel momento aveva sempre vissuto credendo che certe realtà non potessero toccarla, pensando che non avrebbe mai vissuto grandi dolori o pianto per motivi sensati, supponendo che le cose vanno sempre per il verso giusto, salvo qualche incrinatura nello specchio della vita, o qualche sbavatura simile a quelle di quando sbagli col rossetto. L. riflette pure sul fatto che sorride nonostante tutto, giacchè si illude che un diploma, una casa in un'altra città, un mestiere, siano il centro della sua esistenza. L. si rende conto che A. è nella merda fino al collo, e non ci sono eufemismi che tengano. L. si accorge che A. sta diventando parte di quella stessa merda in cui sguazza allegramente, che A. si fa, ignaro che la strada è tutta in discesa.
    L. guarda A., e lo vede come lontano, quasi fosse il protagonista di un film o il personaggio di uno dei mille libri letti. Eppure A. è reale, se allunga un braccio lo può toccare.
    L. apre gli occhi su una verità infangata, la cui melma sta per lambirle le scarpe e, cazzo, si spaventa da impazzire. La campana di vetro sotto la quale aveva vissuto si è infranta.
    L. vuole solo tornare a casa, rannicchiarsi nel suo letto e cercare di non pensare.
    A. rompe il silenzio, con una battuta stupida, fa ridere L.. Perchè loro riescono sempre a ridere e l'hanno fatto pure lunedì sera, con una leggerezza consapevole.
    L. stacca la musica, non vuole più sentirla.
    L. ed A. arrivano sotto casa di L. e si salutano.
    A. vorrebbe rivedere L..
    L. sorride, lo abbraccia forte, ed entra in casa.
    L. teme che qualsiasi cosa possa fare o dire, A. non l'ascolterebbe.
    A. spaccia, si droga e ha contatti con gente il cui solo nome fa paura, ed L. con quello schifo non vuole averci niente a che fare, mai.
    Cazzo, L. era sicura che queste cose non l'avrebbero nemmeno sfiorata.
    L. spera che A. non si faccia più sentire.
    L., lunedì sera, ha scoperto un nuovo mondo, e non avrebbe voluto.

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    Ora di religione - parte 12 [più altre perle]

    martedì, 19 febbraio 2008 @ 16:33
    in riflettevo, altrui ignoranza

    Ormai comincio a credere che scrivere della mia ora di religione sia come una droga. Oggi, mentre il prof parlava, io pensavo: "Che bello! Che bello! Quanto materiale per il mio post di oggi...".
    E' grave, molto grave.

    Come qualcuno di voi mi ha fatto notare nei commenti, la mia classe è davvero molto particolare, giacchè il professore di religione interroga per mettere i voti. Fosse solo lui quello strano.
    L'insegnante di educazione fisica non è mica da meno: lascia perfino il debito, lui. Eh si.
    Prof n° 2 è di destra estrema, e con lui capita che si parli di politica.
    Io sono due giorni che canto a squarciagola "Menomale che Silvio c'è". Giuro, mi è entrata in testa e non vuole uscire.
    Seconda ora, faccio il mio ingresso in palestra.

    Io: << Prof n° 2, Prof n° 2, l'ha sentita lei la canzone del partito di Berlusconi? >>

    Prof n° 2: << No. >>

    Io [con tono da bambina idiota]: << La posso cantare? La posso cantare? Posso? Posso? Posso? >>

    Prof n° 2 [ridendo]: << E cantala... >>

    Io mi cimento in un'accorata interpretazione [interrotta solo una volta da Prof n° 2 che commentava: "Certo che se la canti tu, le elezioni le perdiamo!"]

    Prof n° 2: << Bella, bella... >>

    Io: << Per me ci sono messaggi subliminali nel testo. Da quando la canto m'è venuta una malsana voglia di votare per Silvio! >>

    Prof n° 2: << E fai bene! Perchè, scusa, chi voteresti altrimenti? >>

    Io: << Io stimo Di Pietro! >>

    Prof n° 2 [rosso in faccia, visibilmente arrabbiato]: << Di Pietro è un disonesto, ha messo in galera tanta gente per bene! >>

    Io: << Certo! Mani Pulite... Tangentopoli. Tutti onesti padri di famiglia! >>

    Prof n° 2: << Innocenti, innocenti. E' colpa della sinistra, è finta e sporca. >>


    Io: << Ha ragione professore... Perchè invece dall'altra parte vanno a confessarsi ogni domenica mattina. >>

    Prof n° 2: << E' l'informazione che arriva di parte. Quello là, Marco Travaglio è uno che non è in grado di argomentare le sue tesi e di reggere un contradditorio. >>


    Io mi sono messa a ridere e ho lasciato cadere il discorso. Oggi ero di buon umore. Che poi, Prof n° 2 non ha proprio parlato in questi termini: ci sono stati momenti in cui alcuni uomini politici di sinistra sono stati additati quali omosessuali [con un'altra parola] e Berlusconi osannato come un santo. E' questo il bello di avere come insegnante di educazione fisica un nostalgico del fascismo.
    Giusto per precisare: ecco un articolo di Marco Travaglio sul contraddittorio.

    Il professore di religione, unico, inimitato ed inimitabile amore della sottoscritta, è stato all'altezza del mio affetto anche durante la lezione quotidiana.
    Dopo averci narrato la storia di San Valentino...

    Prof: << La Chiesa non ce l'ha con la sessualità. Ce l'ha col sesso. Un uomo non è fatto di solo sesso... Ci sono le emozioni, l'amore, l'affetto incondizionato. L'istinto sessuale e la pulsione che ne deriva ci portano a diventare come animali. E l'uomo è superiore agli animali, no? Ci si conosce, ci si ama, ci si sposa, si prende coscienza di sè e si comincia a pensare a quelli che devono venire dopo. Abbiamo parlato noi di convivenza? No? Bene. Parliamone. Ma prima voglio sentire l'opinione di qualcuno di voi. Vediamo un po'. Ecco, c'è una persona qua che prima mi deliziava con la sua partecipazione, ma che adesso sento più assente. LaCapa, che ti è successo? Perchè non mi parli più? >>

    Io: << Ma veramente Prof io parlo ancora, eh! Ma cos'è? Si sente incompleto senza che la sottoscritta parli? >>

    Prof: << A dire la verità, si! >>

    Io: << Ah, bene! Bhè, sulla convivenza... Io sono d'accordo, sia quando si tratta di un passaggio intermedio per arrivare al matrimonio - anche civile, non per forza religioso -, sia quando si tratta di una scelta di vita. Che poi, quando è una scelta obbligata non si può fare altrimenti, come per le coppie omosessuali il cui matrimonio non è possibile. >>

    Prof: << A tal proposito, volevo accennarvi qualcosa sui Pacs. I Pacs che ci sono ancora in Francia, i Pacs bianchi, e che in Italia, fortunatamente, sono stati aboliti. Poi si è provato a fare i Dico, ma anche quelli là sono stati bloccati in Senato. Comunque, prima di parlare di questo voglio sentire altre opinioni. >>

    Compagno 1: << Io sono favorevole. Perchè credo che sia necessaria per conoscere le varie sfaccettature di una persona e capire veramente come questa è fatta. >>

    Prof: << Perchè, tu credi che non sia possibile conoscere una persona se non vivendoci assieme? >>

    Compagno 1: << No, non dico questo. Però penso che ci siano vari aspetti del carattere che si scoprono solo vivendo con l'altro 24 ore su 24. E quindi è giusto convivere prima di sposarsi, per capirsi meglio. >>

    Prof: << Una specie di prova, no? Se non va bene questa passo alla prossima, se non va bene la prossima passo a quella dopo ancora e via dicendo... >>

    Compagna 1: << Che c'entra questo? Si tratta di maturità. Bisogna sentirsi pronti per fare un passo importante come la convivenza. Io non vado a convivere col primo che incontro. >>

    Compagna 2: << Per me chi convive è essenzialmente immaturo. Non ha il coraggio di prendersi la responsabilità totale di una scelta come il matrimonio. Non funziona con le prove generali, ci si sposa e basta. >>

    Compagna 3: << Anche le liti matrimoniali sono importanti per far crescere una coppia, no? Si litiga, si risolve, si va avanti. >>

    Compagna 1: << Ma quando passi la giornata intera con una persona, ne conosci le abitudini, le piccole manie. E se poi non ti vanno bene? Che fai? Divorzi? >>

    Prof: << E' triste che a diciotto anni voi parliate di non essere in grado di accettare i difetti altrui. Se una coppia divorzia perchè l'uno non riesce ad accettare le abitudini dell'altro, allora non è vero amore. L'amore razionale è fatto di reciproca comprensione. Io non credo alle persone che dicono "io sono così e non posso cambiare", ma neanche con quelle che affermano "riuscirò a cambiare le cose dell'altra persona che non mi piacciono". Non esiste cambiamento in amore, esiste la modificazione del proprio punto di vista in favore di quello della persona che si ama. La convivenza non ha motivo di esistere, a meno che non si tratti di un amore immaturo e falso... Le statistiche, tra l'altro, dicono che è più facile che finisca male una convivenza piuttosto che un matrimonio! >>

    Compagno 1: << Ma è normale. >>

    Prof: << Certo che è normale. Il vincolo matrimoniale è un bel peso, che porta le persone a capire l'importanza dell'amarsi. E' una responsabilità che ci si prende e che non può mai essere abbandonata. >

    Io: << Professore io non credo che tra convivenza e matrimonio ci sia molta differenza. A mio parere nel matrimonio c'è solo un contratto in più. Inoltre, noi come "piccoli difetti del quotidiano" non intendiamo il fatto che il marito lasci la tavolozza del water alzata e che la moglie si arrabbi. Parliamo delle sfumature di carattere che una persona ha e che si evidenziano solo dopo un certo periodo di vita insieme. Queste possono anche essere non sopportabili. >>

    Prof: << Non è un contratto, il matrimonio. E' una promessa. >>

    Compagna 4: << Io sinceramente non capisco dove stia il problema. Se due persone decidono di vivere assieme, perchè non possono farlo senza che noi ci sindachiamo sopra? Che importa allo Stato o alla Chiesa? E a noi? Perchè stiamo discutendo delle ragioni per le quali dovrebbero farlo o non farlo? Scelgano liberamente della propria vita. >>

    Prof: << Il fatto è che pretendono di avere gli stessi diritti di una coppia sposata. E la Costituzione non può ammettere una cosa del genere. Io non penso che bisogni modificare la legge: basta una leggina piccola piccola per fare qualche concessione minima ma sufficiente. >>

    Io: << Allora Prof, io sono dell'opinione che non possiamo aspettarci che la Chiesa accetti la convivenza. La Chiesa ha i suoi dogmi... >>

    Prof [interrompendomi]: << La Chiesa non ha dogmi! >>

    Io [ignorandolo]: << La Chiesa ha i suoi dogmi ed è giusto che chi è fedele li rispetti. Se io non ci credo, non vado a messa non mi dichiaro fedele e sono libera di comportarmi come meglio credo. Ma lo Stato? >>

    Prof [interrompendomi ancora]: << E' la Costituzione che parla di famiglia. >>

    Io [ignorandolo ancora]: << Io credo che lo Stato debba garantire ai cittadini una certa libertà: la libertà di fare quello che vogliono di sè stessi finchè non fanno del male a terze persone. E non è un pensiero ch io adatto solo alla convivenza, ma più o meno a tutto. Perchè lo Stato deve riconoscere diritti di legame solo a chi si è sposato? Due persone che convivono, secondo lei, devono essere considerate alla stregua di due estranei? >>


    E la campana è suonata. La prossima settimana se ne riparlerà...

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    L'ho trovato, l'ho trovato

    domenica, 17 febbraio 2008 @ 15:46
    in fuck, webbate, altrui ignoranza

    Finalmente l'ho trovato. L'ho cercato e sono stata premiata.
    E' lui, è lui.
    E' "Menomale che Silvio c'è".

    Amo YouTube, infinitamente grande ed infinitamente buono.

    Ed ecco, di seguito, il testo integrale.

    “A Silvio”

    Testo e Musica: Andrea Vantini


    Si è detto troppo
    E anche di più
    Si è usata pure la musica contro
    Oggi canto anch’io
    E dico che
    Menomale che Silvio c’è
    Non ho interessi politici
    E non ho neanche immobili
    Ho solo la musica
    E penso che
    Menomale che Silvio c’è
    Ci hanno provato
    scrittori e comici
    Un gioco perverso
    Di chi ha già perso
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    La musica suona senza colori
    Ma i riferimenti sono reali
    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di crederci un po’ in questo sogno
    Per questo dico che
    Menomale che Silvio c’è
    Per questo dico che
    Menomale che Silvio c’è
    Canto così
    Con quella forza
    Che ha solamente
    Chi non conta niente
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di crederci un po’ in questo sogno
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di crederci un po’ in questo sogno
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di crederci un po’ in questo sogno
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è


     

    E non è finita. Guardate qui.

    Pensate che, se volete, potete anche scaricare la suoneria per il cellulare. Ditemi, non è proprio il sogno della vostra vita che si avvera?

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