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Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo


Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un solo tuo sguardo


Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni


Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

Stefano Benni



gemelli

Questo blog è nato il 17 Giugno 2007 ed è del segno dei Gemelli, io sono Bilancia. La nostra pare sia un'unione magnetica destinata a non durare. Relazione breve, calda e dolce, con una forte componente intellettuale.

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    Torno

    lunedì, 17 marzo 2008 @ 16:52
    in

    Ve lo giuro che torno...
    Quando Mr Telecom mi fa la cortesia di ammettere il suo errore, torno. Intanto, tengo i post in caldo...

    LaCapa is totally fluo! ∙ commenti (10) ∙



    Celebrate good times, come on!

    venerdì, 07 marzo 2008 @ 20:01
    in requiem per il mio neurone

    Gioisci, Sole!

    Festeggia, Terra!

    Sorridi, Luna!


    Insomma, voi che state nell'Universo là fuori stappate le bottiglie di champagne, quello buono, tagliate la torta, mettetevi il vestito buono della domenica, cantate a squarciagola e ruttate festanti [fate tutto, ma non proprio in quest'ordine].

    Ecco, adesso potete domandarvi il perchè di codesta gaiezza sconfinata!

    L'annuncio lo farei in inglese [per essere proprio profèscional] ma non vorrei incorrere in orrori grammaticali che vi farebbero chiudere la pagina nel giro di pochi secondi, quindi, evito l'esterofilìa ed uso la mia cara ed amica lingua latina.

    Blogger, nuntio vobis gaudium magnum: LaCapa scripsit!

    [trad semi-simultanea: O voi che scrivete sui blog, li leggete o li commentate, vi annuncio una grande gioia: LaCapa scrisse!]

    Ebbene sì, ho scritto un racconto. Che poi io lo trovi a dir poco mostruoso, questo è un altro discorso, ma dopo un silenzio creativo durato quasi sette mesi, mi sento come una bambina che scrive la sua prima parola. Sgrammaticata, con un'orrida grafia, incomprensibile ai più, eppure è una parola.

    E' una storia per un concorso che, sicuramente, non vincerò. Ma tentar non nuoce, giusto?

    Non vi tedierò con la minuziosa descrizione delle fasi creative, anche perchè non me le ricordo neanche.

    Immaginate però la mia soddisfazione: è qui, accanto a me. Nero su bianco, stampato. Quindici pagine.
    Per quanto sia brutto, non posso non sperare che la vena compositiva, dopo l'aridità degli ultimi tempi, torni a fluire, rinvigorita di nuova linfa.

    Ho i lucciconi. Deve essere la menopausa precoce.

    LaCapa is totally fluo! ∙ commenti (13) ∙



    "Dopodomani sicuramente..."

    giovedì, 06 marzo 2008 @ 16:14
    in riflettevo

    Ho incrociato un conoscente, per strada, un paio di mesi fa. Ci siamo messi a scambiare quattro chiacchere e, per un vizio vecchio, abbiamo cominciato a discutere di politica.
    Lui è comunista, pugno chiuso e falce-e-martello-nel-cuore. Quattro anni fa, quando lo conobbi, mi piaceva credermi comunista pure io. Simpatizzavo per i DS, all'epoca. Adesso, se ci penso, rido.
    ConoscenteComunista ed io ci siamo lasciati andare ad una bella discussione, al termine della quale, con un grande sorriso sulle labbra, lui ha detto:

    << Mi ti ricordavo meno comunista, LaCapa! >>

    Io ho risposto che era buffo che lui me lo dicesse proprio in quel momento, quando non ero mai stata più convinta di essere un'idiota a credere nella politica e a dichiararmi fieramente di sinistra.
    Lui, stupito, ha continuato dicendo che, con le mie opinioni ed i miei pensieri, non posso non essere comunista.

    << Non ti prendere in giro, LaCapa. Sei di quei comunisti che ci credono ma non lo sanno... >>

    Ho pensato che volesse per forza vedere le cose a modo suo, ho chiuso il discorso e l'ho salutato.

    Qualche giorno fa, Profia [la mia grandiosa professoressa d'italiano a cui quasi non riesco a dare del lei] mi ha parlato di un video che avrei dovuto vedere. Ieri mi ha portato il CD, l'ho appena guardato.

    Giorgio Gaber spiega chi era comunista.

    Uh? No, non è vero, io non ho niente da rimproverarmi. Voglio dire... non mi sembra di aver fatto delle cose gravi.

    La mia vita? Una vita normale. Non ho mai rubato, neanche in casa da piccolo, non ho ammazzato
    nessuno, figuriamoci!... Qualche atto impuro ma è normale no?

    Lavoro, ho una famiglia, pago le tasse. Non mi sembra di avere delle colpe... non vado neanche a caccia!

    Uh? Ah, voi parlavate di prima! Ah... ma prima... ma prima mi sono comportato come tutti.

    Come mi vestivo? Mi vestivo, mi vestivo come ora… beh non proprio come ora, un po’ più… sì, jeans,
    maglione, l’eskimo. Perché? Non va bene? Era comodo.

    Cosa cantavo? Questa poi, volete sapere cosa cantavo. Ma sì certo, anche canzoni popolari, sì… “Ciao bella ciao”. Devo parlar più forte? Sì, “Ciao bella ciao” l’ho cantata, d’accordo, e anche l’“Internazionale”, però in coro eh!

    Sì, quello sì, lo ammetto, sì, ci sono andato, sì, li ho visti anch’io gli Inti Illimani... però non ho pianto!

    Come? Se in camera ho delle foto? Che discorsi, certo, le foto dei miei genitori, mia moglie, mia…

    Manifesti? Non mi pare... Forse uno, piccolo proprio... Che Ghevara. Ma che cos’è, un processo questo qui?

    No, no, no, io quello no, io il pugno non l’ho mai fatto, il pugno no, mai. Beh insomma, una volta ma… un pugnettino, rapido proprio…

    Come? Se ero comunista? Eh. Mi piacciono le domande dirette! Volete sapere se ero comunista? No, no finalmente perché adesso non ne parla più nessuno, tutti fanno finta di niente e invece è giusto chiarirle queste cose, una volta per tutte, ohhh!

    Se ero comunista. Mah! In che senso? No, voglio dire…

    Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.

    Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.

    Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il
    comunismo come il Paradiso Terrestre.

    Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.

    Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.

    Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.

    Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.

    Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.

    Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.

    Qualcuno era comunista perché prima era fascista.

    Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.

    Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.

    Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.

    Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.

    Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.

    Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.


    Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.

    Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.

    Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.

    Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?

    Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…

    Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung”.

    Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.

    Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre.

    Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.

    Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.

    Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.

    Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo
    Lenin”.

    Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.

    Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.

    Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.

    Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.

    Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.

    Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.

    Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.

    Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.

    Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica,
    eccetera, eccetera, eccetera.

    Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.

    Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare
    democrazia.

    Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.


    Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.

    Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno, perché sentiva la necessità di una morale diversa, perché forse era solo una forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.

    Qualcuno era comunista perché con accanto questo slancio ognuno era come più di se stesso, era come due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una  razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.

    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare, come dei gabbiani ipotetici.

    E ora? Anche ora ci si sente come in due: da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo  squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano, senza più neanche l’intenzione del volo, perché ormai il sogno si è rattrappito.

    Due miserie in un corpo solo.

    Vorrei che lo vedeste in video.


    Io stamperò il testo, me lo appenderò in camera. Sapete perchè lo farò? Perchè, come un'emerita pirla, mi sono commossa prima ascoltandolo recitato da Gaber, poi rileggendolo in religioso silenzio.
    Ho ripensato alle parole di ConoscenteComunista, e forse non aveva tutti i torti.
    Qualcuno era comunista, qualcun altro diceva di esserlo ma non sapeva di che parlava, altri ancora se ne rendono conto dopo anni e si stupiscono di crederci profondamente, nonostante tutto.

    No. ConoscenteComunista non aveva affatto tutti i torti.

    LaCapa is totally fluo! ∙ commenti (9) ∙



    Meme al quadrato

    martedì, 04 marzo 2008 @ 21:43
    in webbate, requiem per il mio neurone

    E siamo a due! Come disse la carissima IceDoll, sto diventando una blog star, giacchè mi si affidano addirittura due meme in due settimane.
    Stavolta, il sant'uomo è stato Xecto.
    Il succo è sempre quello, ma amo ripetermi: lo scopo è conoscere un po' meglio gli abitanti della blogosfera, nonchè conquistare qualche nuovo lettore grazie al linkaggio selvaggio. Per cui, io faccio il meme, e quelli a cui lo affibbierò dovranno mettere un link al mio blog sul post che scriveranno.
    Stavolta, non dovrò raccontarvi sette inenarrabili segreti, bensì vi dovrò parlare di cinque stranezze che tengo in casa mia.

    Cominciamo.

    STRANEZZA NAMBER UAN:

    DSC00751

    Un non-so-che-porta-non-so-cosa, regalatomi in terza elementare da una delle amiche del cuore dell'epoca. Lo trovo particolarmente brutto, e non riesco ad attribuirgli uno scopo, però ce l'ho da talmente tanto tempo che non riuscirei mai a sbarazzarmene. Ci tengo i segnalibri che colleziono, vari biglietti d'auguri accumulatisi negli anni, nonchè l'enorme lecca-lecca avuto in dono per il mio compleanno, che non mangerò ma che fa tanto colore. Notare i vari adesivi: il bimbo di colore è griffato Unicef, mentre i cuoricini sono frutto del grandioso San Valentino 2008.

    STRANEZZA NAMBER CIU':
    DSC00752

    Questo è il classico coso che non getteresti via nemmeno se minacciassero di spellarti vivo, nonostante non abbia alcuna utilità. Capisco che dall'immagine non lo sembri, comunque è un salvadanaio. Me l'ha regalato la mia nonna materna in occasione di un onomastico di cui ormai è andata perduta ogni altra memoria. E' rimasto vuoto per quasi un decennio, finchè l'euro non ha ben pensato di sostituire la cara vecchia lira: adesso, al suo interno, giacciono monete che non hanno più alcun valore, se non quello affettivo. Dalle dieci alle diecimila lire, è un piccolo tesoro. Visto da vicino, l'orsacchiotto giallo è molto inquietante: brandisce un coltello che, a mio parere, non intende usare contro la torta, ma contro l'ignara bimbetta. Quand'ero piccola, mi faceva paura.

    STRANEZZA NAMBER TRI:
    DSC00754

    Questo è relativamente recente. Risale al mio periodo Green Day. Ebbene sì, ho avuto un periodo Green Day, subito dopo il periodo Robbie Williams, e subito prima del periodo Metallica. Li adoravo, e mi piacciono tuttora. Questo poster altro non è che il retro del libriccino dei testi dell'album "Insomniac" [sì, è proprio come pensate: ho la loro discografia originale]. So che la qualità dell'immagine è quella che è, però questo coso mi piace ancora quando lo guardo, così mi ostino a non staccarlo dal muro. Se guardate bene, nell'angolo in basso a destra, vedrete lo spigolo dello schermo del mio pc e, se proprio vi impegnate, distinguerete il logo di Splinder.

    STRANEZZA NAMBER FOR:
    DSC00755

    Non ho alcuna passione per le befane o le streghe o le scope. Non che non mi piacciano, solo che mi stanno indifferenti. Per questa ragione non mi è ben chiaro il perchè io mi ostini a tenere questo robo in bella mostra! Doveva essere un umoristico pensierino per l'epifania, fattomi da mia madre. Non l'ho mai degnato di troppa considerazione, c'è perfino l'etichetta ancora intatta. Sta là, appeso, senza che nessuno lo sfiori, da ben tre anni. Eppure, non si capisce in virtù di quale strana alchimia malefica, non è impolverato.

    STRANEZZA NAMBER FAIV:
    DSC00756

    In questa foto potete invece osservare parte della mia libreria personale. I libri sistemati in fondo [non potete vederlo, ma sono organizzati in ordine alfabetico per autore, e i libri dello stesso autore sono ordinati in base alla data di pubblicazione] sono quelli che ho già letto, mentre quelli rassettati alla meno peggio, sono quelli le cui pagine ancora non sono state neanche sfogliate dalla sottoscritta. Sono parecchio maniacale, talvolta.
    A sinistra, quasi sospesa a mezz'aria, l'effige di Ernesto Che Guevara. E' il calendario 2006/07, che mia sorella mi implora di gettare via da un anno ormai, ma che io, coraggiosa, non intendo abbandonare così facilmente. Ci sono delle fotografie veramente molto belle, e poi mi piace alzare lo sguardo e ricordarmi che certi ideali non muoiono assieme a chi li ha portati in alto, bensì sopravvivono pure dopo decenni dalla morte di quest'ultimo.

    A questo punto, dopo aver fatto il mio dovere, dovrei dire a chi cedo il passo. Vorrei che lo facesse Astinenza, ma so che si rifiuterà...
    Comunque, qualche nome lo faccio lo stesso: Cernobil [che i meme gli piacciono tanto, anche se già l'avranno nominato di certo, per questo], IceDoll [così torna a scrivere qualcosa, che è un po' che non ci fa l'onore di un suo post], Violablog [dai, questo non l'hai fatto, vero?], Cerveza [che avendo vagamente in testa il soggetto, voglio proprio vedere cosa tiene di strano in camera!], ThraSHaleXiS [e ti passo anche questo, così colgo pure l'occasione per linkarti ufficialmente] e, dulcis in fundo, Http500 [non mi faccio proprio mancare niente, io]!

    Bene, adesso tocca a voi. E non linciatemi.

    LaCapa is totally fluo! ∙ commenti (9) ∙



    Lo zoo matematico

    domenica, 02 marzo 2008 @ 20:17
    in requiem per il mio neurone

    La mia professoressa di matematica-e-fisica è convinta di poter spiegare qualsiasi cosa con seno, coseno, pi greco, costanti e grafici. Ed è altresì convinta che i numeri non possano essere un mistero per nessuno che sia dotato di un minimo di cervello.
    Lei spiega con gli occhi che le brillano, sorride davanti alla lavagna, fa esempi e propone esperimenti. Noi, ultimo anno del liceo classico, che non abbiamo mai fatto materie scientifiche se non in maniera teorica, la guardiamo con le facce evidentemente a punto interrogativo.

    Lei ci fissa: << E' tutto chiaro? >>
    Noi rispondiamo: << Sì, professoressa. >>

    E lei si volta, soddisfatta, si volge nuovamente alla lavagna e riprende a spiegare.
    Noi ci guardiamo l'un l'altro, cercando di capire dalle reciproche facce se il mistero numerico sia stato dissipato.
    Quando, per disgrazia, i nostri sguardi si incrociano, scoppia una risata spontanea.

    La professoressa, quando sente rumori strani, si arrabbia.

    << E dove siamo? Allo zoo? >>

    Ci chiniamo sui quaderni e ricominciamo a prendere appunti, senza capirci nulla.
    Qualcuno, ogni tanto, la interrompe e chiede che rispieghi. Lei rispiega, ogni volta, per più di una volta, sconvolta.
    Noi rimaniamo impassibili. Certo, ci sono sempre quei tre che comprendono e tirano un sospiro di sollievo. Ma noi siamo venticinque. Tre su venticinque non sono una buona proporzione, me ne rendo conto anche io che non so fare le divisioni a mente e che non ho mai capito come si svolgesse quel dannato minimo comune multiplo.
    Però la professoressa crede che la matematica sia accessibile a chiunque, e che le incognite della vita possano essere risolte trovando il giusto valore della x nelle equazioni.

    Matematica [nello specifico, trigonometria] e fisica non sono le mie materie. Datemi il Simposio di Platone da tradurre, lo farò quasi senza lamentarmi. Chiedetemi di recitare le Catilinarie di Cicerone, non c'è problema: le so già a memoria. Chiudetemi in una stanza piena zeppa di libri e datemi un limite di tempo per leggerli tutti, sarà come un piccolo sogno che si avvera.
    Ma non azzardatevi nemmeno ad impormi calcoli e formule: divento un mulo, mi blocco e quasi mi lascio prendere dal panico.
    Il vecchio professore di matematica, quello che ha tentato di insegnarmi qualcosa per quattro anni, l'aveva capito e aiutava me ed il resto della classe svolgendo la sua materia in maniera teorica e, spesso, filosofica.
    Il grand'uomo l'anno scorso è dovuto andare in pensione, così ci è capitata questa donna, tra capo e collo.

    Lei, una donna un'equazione, non si è ben resa conto di com'è la situazione, e pensa soltanto che siamo degli scansafatiche. Chissà se si è mai chiesta perchè, in media, i ragazzi scelgano di iscriversi al liceo classico.
    Io le direi volentieri che lo fanno per evitare la matematica, però dubito che mi crederebbe.

    Una volta mi ha interrogata di trigonometria. Alla lavagna, io e Dearfriend ballerina.
    La teoria, tutto ok.


    DonnaEquazione: << Allora, LaCapa, facciamo un esercizio. >>

    Io [deglutendo]: << Ok... >>

    Dearfriend ballerina, alle mie spalle, comincia a ridere.



    DonnaEquazione inizia a dettare una roba che per me poteva anche essere aramaico antico. Afferro un gessetto e, con fare sicuro, inizio a scrivere numeri.


    DonnaEquazione: << Che stai facendo? >>

    Io: << Sto svolgendo l'esercizio... >>

    DonnaEquazione: << E come fai se prima non trovi il valore di coseno? >>

    Io: << Ah, coseno. >>

    DonnaEquazione: << Tu ce l'hai il valore di coseno? >>

    Io: << ... >>

    DonnaEquazione: << Come fai ad avere il valore di coseno se non hai neanche disegnato la circonferenza goniometrica? >>


    Io: << ... >>

    Dearfriend ballerina, alle mie spalle, continua a ridere.



    Trovo questo benedetto valore di coseno, dopo aver sudato non avete idea di quanto.

    DonnaEquazione: << E adesso? >>

    Io: << Devo fare il minimo comune multiplo? >>

    DonnaEquazione: << A me lo chiedi? >>

    Io: << ... >>

    DonnaEquazione: << LaCapa, ma lo sai trovare il minimo comune multiplo? >>


    Io: << Ehm, sì... >>

    DonnaEquazione: << E trovalo! >>

    Io: << E' che ho bisogno di tempo. >>


    DonnaEquazione: << Io lo davo per scontato, all'ultimo anno di liceo... Almeno il minimo comune multiplo! >>

    Dearfriend ballerina, alle mie spalle, è quasi a terra per le risate.

    Io mi volto, la guardo, e scoppio a ridere a mia volta, in faccia a DonnaEquazione, un po' alterata.


    DonnaEquazione: << Ballerina, vediamo un po' te. >>

    Dearfriend ballerina: << Uhm... Ok. >>

    DonnaEquazione ricomincia a parlare in aramaico antico.


    Nel frattempo, i miei compagni di classe avevano cominciato, dal posto, a suggerirci formule e definizioni varie, mentre noi, stoiche, li guardavamo impassibili, prima di troncare i tentativi di aiuto con un sonoro: "tanto è uguale".


    Dearfriend ballerina: << Eh... Uhm. Adesso devo fare la divisione. Qualcuno ha una calcolatrice? >>

    DonnaEquazione: << Ma dai! Falla la divisione, scrivila. Non è vergogna! >>

    Dearfriend ballerina: << ... >>

    DonnaEquazione: << Allora, questa divisione? >>


    Dearfriend ballerina: << ... >>


    Dopo qualche minuto è suonata la campana e io e Dearfriend ballerina, ancora ilari e in fase ridiamo-della-nostra-ignoranza-anche-se-dovremmo-piangerne, andiamo a chiedere a DonnaEquazione gli esiti della performance da cabaret della quale eravamo appena state protagoniste.

    Cinque e mezzo io, cinque più lei.

    DonnaEquazione è una di quelle persone che vivono coi numeri, ma non riesce a capire che c'è qualcuno che può anche farne a meno. Io sono quel qualcuno.
    Grazie a DonnaEquazione non potrò avere quel cento agli Esami di Stato, giacchè lei mi ha messo un dannatissimo cinque nel pagellino del primo quadrimestre. Quale commissione sana di mente attribuisce il massimo del punteggio ad una studentessa che ha un'insufficienza? Nessuna.

    Ecco, se poi ci aggiungo pure che, quando dovrei stare a studiare l'elettromagnetismo, scrivo un post sulla mia idiosincrasia nei confronti delle materie scientifiche, mi viene anche da pensare che DonnaEquazione abbia fatto bene a non darmi un sei politico.

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    Il mio futuro marito

    sabato, 01 marzo 2008 @ 16:28
    in fuck, riflettevo, altrui ignoranza

    Ieri sera sono andata, per la seconda volta in ventinove giorni, a sentire Marco Travaglio presso la sede dell'Università di Lettere e Filosofia di Catania.
    Come immaginavo, c'era veramente tantissima gente.
    L'argomento era: l'articolo 21 della Costituzione.

    Ve lo cito per intero:

    Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e

    ogni altro mezzo di diffusione.

    La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

    Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti,

    per i quali  la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che

     la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

    In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità

    giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria,

    che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'autorità giudiziaria.

    Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e

    privo d'ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti

    i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

    Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon
    costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

    Sì, proprio l'articolo 21, questo sconosciuto.
    Bhè, non sto qua a dirvi quanto sia stato grandioso il mio futuro marito, Marcuccio bello.
    Non sto qua a dirvi che non ci ha dato speranza.
    Non sto qua a citarvi una parte del suo stesso discorso: "Chi vuol fare il giornalista, il giornalista seriamente, non in questa provincia ovviamente, perchè è impossibile..."
    Non sto qua a fare niente. Più in generale: non sto proprio qua.
    Nel senso che non ci sono con la testa, da ieri sera. E' stato avvilente al massimo grado.
    Lui, giornalista affermato, pagato, richiesto e meritevole, a dire a quasi mille studenti [forse eravamo di più] che a Catania non solo non c'è trippa per gatti, ma non ci sono neanche i gatti.
    Fortuna che lo sapevo già da tempo, altrimenti sarebbe stata una bella batosta.

    L'altra volta, quand'è venuto a presentare "Mani Sporche" era più energico. Stavolta sembrava più incazzato, probabilmente perchè parlava del suo mestiere, di qualcosa in cui lui mette veramente passione.
    Con lui, Claudio Fava. Che se prima già lo stimavo, dopo ieri ha guadagnato mille punti.

    S'è parlato di un tizio, tale Mario Ciancio Sanfilippo. Io l'avevo solo sentito nominare sporadicamente: costui ha tutti i giornali e le reti televisive locali.
    Travaglio l'ha definito un Berlusconi meno grande, perchè essere più piccoli di Berlusconi è proprio impossibile. No, non a livello politico, ma in quanto a conflitti di interessi sparsi in ogni dove.

    Ero con Profia, ieri sera. Sedute a terra [altrove non c'era posto], scherzavamo sul fatto che, per uscire da questa realtà, forse avrei dovuto attaccarmi alle caviglie di Marco Travaglio e farmi trascinare lontano, di peso, appiccicata come una cozza allo scoglio.

    LaCapa is totally fluo! ∙ commenti (2) ∙



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