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Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l'universo


Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l'incanto
di un solo tuo sguardo


Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni


Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d'estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

Stefano Benni



gemelli

Questo blog è nato il 17 Giugno 2007 ed è del segno dei Gemelli, io sono Bilancia. La nostra pare sia un'unione magnetica destinata a non durare. Relazione breve, calda e dolce, con una forte componente intellettuale.

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    Meme

    giovedì, 28 febbraio 2008 @ 15:33
    in webbate, requiem per il mio neurone

    C'è che questo meme mi è stato scagliato addosso come una maledizione da LindÖz e non posso esimermi dal pubblicarlo.

    Lo scopo, se di scopo si può parlare, è di conoscere un po' meglio la cara blogosfera, raccontando sette segreti, sette, e trovando altre sette persone a cui farne raccontare di propri.
    Come tutti i meme, è basato sul linkaggio selvaggio, quindi ognuno dovrebbe regalare un link nel post alla persona da cui ha ricevuto la patata bollente.

    Bando alle ciance. I miei sette inconfessabili segreti:


    1. Non so ruttare. E lo so che una parola come "rutto" non si confà ad una signorina, ma questa cosa mi è sempre dispiaciuta un sacco. Cioè, il rutto dev'essere liberatorio, no? Mio fratello riesce anche a cantare l'Inno di Mameli, io non sono nemmeno in grado di fare una nota soltanto.

    2. Mi fanno schifo le farfalle. E tutti gli insetti con le ali, in generale, tranne le api. Le api mi stanno anche modestamente simpatiche. Ma le farfalle non le reggo, quando mi si avvicinano... No no, somigliano troppo agli scarafaggi per i miei gusti.

    3. Ho un cd di Luca Carboni, o-r-i-g-i-n-a-le. Ma non ditelo a nessuno, per favore.

    4. Sotto la doccia, canto. Ma non canzoni normali, canto roba strana che in genere non ascolto nemmeno... Se sono proprio rilassata, posso snocciolare quasi senza pause le intere discografie di: LeVibrazioni, Marco Masini, Lunapop e, dulcis in fundo, Anna Tatangelo. E' che sono orecchiabili, non è colpa mia.

    5. Mi mangio le unghie come fossero noccioline e, quando le unghie sono troppo corte per mangiarle, divoro anche le pellicine. Non solo mi piace il loro sapore, ma trovo gradevole anche il sottile dolore che deriva dall'automutilazione.

    6. Più il mio cane è grasso, più lo trovo bello. Giuro, la mia cagnetta sembra abbia ingerito un'anguria intera, e ogni volta che la guardo e la trovo maggiormente tonda, non resisto all'istinto di abbracciarla e giocare con lei... Uh, amo quel beagle.

    7. Quando desidero qualcosa, immagino sempre storie in cui ottengo quello che voglio con estrema facilità. Non ho mai fatto mistero del mio amore cieco, sordo e muto, per Marco Travaglio. Ecco, mi sono trovata in macchina a raccontare a mia madre di quando, nel 2015, io e lui ci incontreremo casualmente, lui si innamorerà follemente di me e deciderà di lasciare tutto per seguirmi qualsiasi cosa io faccia. Lui sarà talmente preso che mi insegnerà tutti i trucchi del mestiere, mi correggerà le bozze e mi introdurrà negli ambienti giornalistici più importanti. Io, ottenuto tutto ciò che desidero, lo lascerò ormai annoiata, ma lui mi proporrà di sposarlo ed io non saprò rifiutare. Prima conviveremo, poi ci sposeremo, adotteremo due figli, saremo ricchi come Berlusconi e forse anche di più, ma manterremo i nostri ideali. Io lo tradirò con George Clooney, ma lui non lo saprà mai. E poi, boh. Mia madre mi ha interrotta annoiata.


    Ed adesso, ecco i blogger che dovranno confessarsi:


    1. Astinenza ed il suo "Delirio"

    2. Cerveza perchè da lei "Eva Luna Racconta... E non si plagia"

    3. Cernobil e la "Cernosfera: radiazioni catodiche intelligenti"

    4. Violablog

    5. ThrasHAleXiS

    6. Locataire from the "Chambre 332"

    7. Noan di quei famosi "60 secondi di niente"

    Bhè, adesso ci pensate voi a far girare il Meme dei 7...

    LaCapa is totally fluo! ∙ commenti (18) ∙



    When everything seems like the movies

    martedì, 26 febbraio 2008 @ 16:31
    in fuck, riflettevo, altrui ignoranza

    Oggi vi racconto una storia, e probabilmente non vi farò ridere. Può essere anche che la conosciate poichè, in fondo, non è nemmeno troppo speciale.

    L. ed A. sono due amici che, per una ragione o per un'altra, non riescono a vedersi che un paio di volte l'anno, se va bene. Nell'ultimo biennio, L. ed A. si sono sentiti raramente,  mai parlando di uscire insieme, e hanno continuato le loro vite indipendenti, senza che l'una sapesse qualcosa dell'altro, e viceversa.
    Sabato, A., dopo qualche sms, chiede ad L. un appuntamento, con una data ed un orario definiti, così che non sia il solito "prima o poi".
    L. ed A. decidono che lunedì sera può andar bene per entrambi.
    A. passa a prendere L. sotto casa e, quando si vedono, si abbracciano a lungo perchè si vogliono bene, nonostante tutto.
    L. è logorroica e comincia con un numero imprecisabile di domande sulla vita, la scuola, la fidanzata, il futuro... Dalle prime risposte di A., L. si rende conto che lui non è più lo stesso, che oltre ad essere cresciuto fisicamente, è anche totalmente diverso caratterialmente.
    A. mette musica.
    L. ride.
    L. pensa che A. stia scherzando, non capisce perchè lo stereo manda solo musica napoletana che racconta di persone che escono dal carcere, di uomini che tradiscono le mogli o che vanno con le prostitute.
    A. canta.
    L. non gradisce e propone di cambiare, ma A. dice che ha solo quel genere...
    I due continuano con le chiacchere. A. racconta di quando ha tradito la prima volta la sua fidanzata, di quella volta che ha litigato col padre, dell'occasione nella quale ha tradito per la seconda volta la sua fidanzata, del suo lavoro.
    L. non capisce, pensa che A. voglia solo farsi grande ai suoi occhi, sorride ogni volta che lui dice qualcosa di assurdo e che lei non condivide.
    Se lo ricorda lei, il suo A., che la prima sigaretta gliel'ha offerta lei, che gli passava le versioni di greco, che nei messaggi scriveva "ti voglio bene" per intero. Quest'ultima abitudine, L. l'ha notata ancora e ne ha sorriso.
    L. ha pensato che no, A. non è cambiato. Sta solo facendo lo stupido e, tra un po', le dirà qualcosa tipo "scema, ma ci hai creduto sul serio?".
    L. ed A. si fermano ad un bar, ed A. stringe la mano ad un tizio a cui L. non avrebbe mai rivolto la parola. L. pensa di essere una che dà troppa importanza alle apparenze, e si avvicina. Il tizio parla più piano, ed L. si allontana nuovamente, perchè capisce di non essere gradita. Il tizio le fa proprio una bruttissima impressione. A. gli stringe ancora la mano ed esce, seguito a ruota da L. un po' turbata.
    L. chiede chi fosse, ed A. risponde senza dare un nome o una definizione, dice solo che è stato due anni dentro.
    L. non ride più: la cosa non le piace.
    L. ed A. arrivano a casa di A., dove la madre di lui aveva preparato un' enorme teglia di lasagne. La madre di A. è gentilissima, tratta L. come la più attesa degli ospiti ed L. si rasserena.
    L. ed A. scendono nel piccolo appartamentino indipendente di A, e mangiano da buoni amici, discutendo del più e del meno, come facevano prima.
    Dopo cena, L. si guarda un po' in giro e la camera di A. la colpisce non poco. Guarda il comodino, e prende un aggeggio metallico che attira la sua attenzione.
    Domanda ad A. di che cosa si tratti, ed A., tutto contento, toglie quel coso dalle sue mani e, con uno scatto, fa uscire una lama dal suo interno.
    L. è senza fiato. Perchè A. ha un coltellino di quel genere e lo tiene a portata di mano? A. legge nei suoi occhi quel quesito e, con un placido sorriso, si trincea dietro un "può sempre servire" affatto rassicurante.
    A. ed L. ormai sono in confidenza, e alle domande insistenti di L., A. decide di rispondere con una certa sincerità.
    L. ascolta con gli occhi sgranati e la bocca aperta, non può credere alle sue orecchie, però capisce che non c'è niente di falso in quello che A. le spiega, facendo anche nomi e cognomi che spaventano L., e davvero molto.
    L. non è come San Tommaso, crede anche se non vede. Ma A. forse vuole che lei sia più sicura, così mostra gli attrezzi del mestiere, e il loro corretto utilizzo.
    L. vorrebbe tanto piangere, vorrebbe schiaffeggiare A. e farlo rinsavire, vorrebbe allontanarsi immediatamente e non voltarsi più indietro.
    L. prova un istintivo ribrezzo per tutto quello di cui A. le parla.
    Gli chiede di smetterla, di uscirne. E lui afferma, sicuro e arrogante, che ha preso certi impegni che deve mantenere, e che, tra le altre cose, quello che fa gli piace.
    L. dice ad A. che se continua così non arriverà neanche ai trent'anni, ma A. sorride e risponde che ha ancora dodici anni di carriera e tutto il tempo per diventare qualcuno.
    L. è incredula, si trova tra le mani un'agenda e comincia a sfogliarla. Tanti nomi. Si ferma, uno che lei conosce, un ragazzino piccolo e dall'aspetto pulito, intelligente.
    L. chiede spiegazioni, stavolta A. è laconico: il ragazzino aveva sbagliato a dire qualcosa e per questo doveva essere punito.
    L. tace, si fidava di A. ma adesso non sa più chi lui sia.
    Gli arriva una telefonata, parla in codice. A. chiude bruscamente la conversazione, spegne il cellulare e lo riaccende dopo un po', pensieroso.
    "Ti riaccompagno a casa" dice ad L.
    "Che devi fare?" lei non capisce.
    "Devo lavorare". A. risponde solo questo, mentre apre cassetti, smonta portachiavi e ne trae fuori quello con cui 'lavorerà'. L. non è sicura, ma le è sembrato che A., prima di uscire, abbia anche preso quel coltellino che tanto l'aveva intimorita.
    In macchina parlano ancora. Poi, una canzone alla radio. Eminem. A., quando era ancora il caro vecchio A., lo adorava.
    L. mette più forte la radio, quel pezzo piace anche a lei.
    A. cambia e mette una neo-melodica.
    "Ma Eminem non ti piaceva?" L. ci scherza su.
    "Prima..." Glissa A.
    L., dopo questa, tace. Riflette sul fatto che fino a quel momento aveva sempre vissuto credendo che certe realtà non potessero toccarla, pensando che non avrebbe mai vissuto grandi dolori o pianto per motivi sensati, supponendo che le cose vanno sempre per il verso giusto, salvo qualche incrinatura nello specchio della vita, o qualche sbavatura simile a quelle di quando sbagli col rossetto. L. riflette pure sul fatto che sorride nonostante tutto, giacchè si illude che un diploma, una casa in un'altra città, un mestiere, siano il centro della sua esistenza. L. si rende conto che A. è nella merda fino al collo, e non ci sono eufemismi che tengano. L. si accorge che A. sta diventando parte di quella stessa merda in cui sguazza allegramente, che A. si fa, ignaro che la strada è tutta in discesa.
    L. guarda A., e lo vede come lontano, quasi fosse il protagonista di un film o il personaggio di uno dei mille libri letti. Eppure A. è reale, se allunga un braccio lo può toccare.
    L. apre gli occhi su una verità infangata, la cui melma sta per lambirle le scarpe e, cazzo, si spaventa da impazzire. La campana di vetro sotto la quale aveva vissuto si è infranta.
    L. vuole solo tornare a casa, rannicchiarsi nel suo letto e cercare di non pensare.
    A. rompe il silenzio, con una battuta stupida, fa ridere L.. Perchè loro riescono sempre a ridere e l'hanno fatto pure lunedì sera, con una leggerezza consapevole.
    L. stacca la musica, non vuole più sentirla.
    L. ed A. arrivano sotto casa di L. e si salutano.
    A. vorrebbe rivedere L..
    L. sorride, lo abbraccia forte, ed entra in casa.
    L. teme che qualsiasi cosa possa fare o dire, A. non l'ascolterebbe.
    A. spaccia, si droga e ha contatti con gente il cui solo nome fa paura, ed L. con quello schifo non vuole averci niente a che fare, mai.
    Cazzo, L. era sicura che queste cose non l'avrebbero nemmeno sfiorata.
    L. spera che A. non si faccia più sentire.
    L., lunedì sera, ha scoperto un nuovo mondo, e non avrebbe voluto.

    LaCapa is totally fluo! ∙ commenti (9) ∙



    Sono allergica al polline

    lunedì, 25 febbraio 2008 @ 16:36
    in requiem per il mio neurone

    Stasera parte la cinquantottesima edizione del Festival di Sanremo. Come ogni anno le promesse sono: grandi ospiti, famosissimi big, promettenti giovani, eccellenti vallette, un riciclato Pippo Baudo...

    Ma questa volta il motto è "Svecchiarsi!".

    Alcuni dei grandi nomi dell'edizione 2008:
    Eugenio Bennato, Loredana Bertè, Toto Cutugno, Little Tony, Amedeo Minghi...

    Certo, giacchè è noto che il palco di Sanremo è sempre molto emozionante, spero abbiano un ottimo servizio di pronto intervento, non si sa mai che qualcuno ci lasci le penne per un infarto.

    Vi dirò, io l'anno scorso ho guardato solo due puntate: quella in cui ha cantato per la prima volta Simone Cristicchi, e quella in cui ha cantato per la prima volta Fabrizio Moro. Ero così sicura che avrebbero vinto, che non mi è neanche venuta voglia di sentire le altre canzoni in gara.
    Due pezzi bellissimi con relative vittorie meritate.
    Temi impegnati, quelli.

    Anche stavolta i titoli lasciano ben sperare: "L'amore non si spiega" di Sergio Cammariere, "Colpo di Fulmine" di Giò Di Tonno e Lola Ponce [che sono Quasimodo ed Esmeralda di "Notre Dame de Paris" di Cocciante], "Ricordi" dei Finley [perchè la fantasia non è per tutti, e loro lo sanno bene], "Il solito sesso" di Max Gazzè [incontrato in aereo quando sono andata a Roma: i capelli sono proprio veri], "Baciami adesso" di Mietta, "Il mio amico" di Anna Tatangelo, "Grande" di Paolo Meneguzzi...

    Sì, i titoli promettono decisamente bene.

    Poi c'è uno dei Giovani, tale Jacopo Troiani, che ha deciso di usare il celeberrimo palco dell'Ariston per lanciare un accorato appello. La sua canzone s'intitola "Ho bisogno di sentirmi dire ti voglio bene". Se non lo accontentano dopo questa, non saprà più che pesci prendere, il povero sedicenne.

    Ormai, comunque, le chiacchere stanno a zero e l'immancabile polemica festivaliera [?] si è consumata, pronta a riprendere, con vigore rinnovato, quando i riflettori sulla kermesse della canzone italiana saranno spenti e i fiori saccheggiati.
    Ma tanto, Sanremo è Sanremo.
    C'è una domanda, però, che mi tormenta: perchè?

    LaCapa is totally fluo! ∙ commenti (6) ∙



    Tappabuchi

    domenica, 24 febbraio 2008 @ 15:46
    in webbate, requiem per il mio neurone

    Google è un motore di ricerca ultra-figo fondamentalmente per una ragione: trovi tutto quello che cerchi. E quando dico tutto, intendo bulloni indonesiani colorati, bambole gonfiabili per scimpanzè australiani, capelli finti fatti di autentico pelo di pene di ratto delle fogne della Lousiana, carta igienica con i fumetti di Ranma stampati sopra, ciabatte di coccodrillo con inserti in rana viola del Madagascar, foto di persone dalle cui narici escono spaghetti, pelli di orso ecologico da appendere al salotto buono per mostrarle agli ospiti, informazioni sui vermi carnivori del Borneo meridionale, e roba simile.
    Sì, Google ha una risposta per ogni domanda possibile.

    E gli si pone ogni quesito immaginabile, ottenendo soluzioni che non sempre soddisfano le richieste.

    Ad esempio:

    •   Il tizio che ha cercato "eliminare punti di ruggine sul revolver" ed è finito qui, sicuramente non ne è uscito soddisfatto. Ecco, gli lascio qualche informazione, così se ritorna è contento: ZINCANTE EPOSSIDICO -> Antiruggine bicomponente a base di polvere di zinco, ad alto potere anticorrosivo con ottima resistenza all’acqua dolce e marina, alle atmosfere industriali e fortemente umide ed agli aggressivi chimici, formulato per essere sovraverniciato con prodotti: finiture epossidiche, epossiviniliche, poliuretaniche, clorocaucciù, sintetiche rapide.
      Visto che vuole togliere la rugine da una pistola, suppongo che voglia anche usarla. E io sono molto buona, quindi gli dico anche come togliere eventuali macchie di sangue: brucia i vestiti e comprane di nuovi. No, non ringraziarmi.

    • A chi ha chiesto "com'erano le scarpe di Cenerentola?", rispondo: di cristallo. Ma non te le consiglio, immagina il male ai piedi e i calli.
      Giacchè, qualcuno, poco dopo, è arrivato qui digitando "i tacchi mi hanno distrutto", mi sembra evidente che il mio è solo fiato sprecato.

    • Per colei che invece sperava di trovare opinioni sul profondissimo tema "cosa ne pensate di francesco venditti? non è troppo bello?!", posso solo sperare che scherzasse. Posto che non avevo idea di chi fosse... L'ho cercato [proprio su Google] e dico che, secondo me, è proprio brutto. Cara, fatti gli occhiali.

    • La donna incinta che è giunta qui chiedendosi "quando il travaglio è vicino" suppongo l'abbia scoperto da sè. In linea di massima: se hai una testa violacea tra le gambe, è già iniziato.

    • Chi voleva dei "giochi di sanvalentino per capire quanta confidenza c'e' tra una persona e l'altra" sarà rimasto deluso. Manca un anno alla prossima festa degli innamorati. Giuro, quando ho tempo mi aggiorno e rispondo anche a te. Ok?

    Per non parlare di tutti quelli che chiedevano informazioni su "Menomale che Silvio c'è"!
    Ho letto, non ricordo dove, che i post sulle chiavi di ricerca sono dei tappabuchi. Probabile, però si trovano certe chicche...

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    Quanta fantasia

    venerdì, 22 febbraio 2008 @ 15:57
    in requiem per il mio neurone

    Io parlo con le cose.
    Non sono rare le mie conversazioni storiche con la suola delle scarpe, frequente è la mia ricerca di nuovi metodi per imprecare condotta con perizia assieme ai tacchi degli stivali, un cult è la filosofia spicciola col mio zaino, quotidiana la discussione politica tra me ed il piumone del letto, sempre interessante lo scambio di opinioni con lo specchio, per non parlare delle confessioni al mio motorino.
    Non pensate che io sia pazza, è che ho bisogno di dar voce ai miei pensieri e poi, boh, il fatto che gli oggetti non rispondano non mi dispiace.

    Stamattina, alle 08.15 ero su Freccia, il nome che ho dato all'amatissimo ciclomotore, e stavo canticchiando allegra e contenta.
    Semaforo rosso. Mi fermo e, crac! Freccia si spegne. Provo a farlo ripartire, ma niente, non ne vuole proprio sapere. Scendo in fretta e, con una forza de braccia che neanche Mario il Bagnino di Panariello, porto il caro due ruote di poco fuori dalla strada, nel vialetto d'ingresso ad una villetta.
    Semaforo rosso.
    Comincio a smanettare con il pedale dell'accensione, con la levetta dell'aria e l'acceleratore per vedere di mettere in moto il mezzo. Intanto, inizio la mia opera di persuasione.

    Io: << Dai, lo so che puoi ripartire. Su su, ce la puoi fare. Un altro piccolo sforzo, fallo per me! >>

    Freccia: Silenzio.

    Io: << Mi stai facendo fare tardi a scuola. Muoviti e non farmi arrabbiare! >>

    Freccia: Silenzio.

    Il tutto accompagnato da tenere carezze alla sella.
    Mi tolgo il casco, lo poso. Mi tolgo i guanti, li poso. Rimaniamo io e lui, nudi e crudi.
    Mi volto, annoiata.
    Semaforo rosso.
    Automobilisti e altri portatori di motorino mi fissano allibiti. Qualcuno ride, qualcun altro sta a bocca aperta.
    Mi sento avvampare, imbarazzatissima.
    Torno a girarmi.
    Abbasso gli occhi su Freccia.

    Io [stizzita]: << Visto che brutte figure che mi fai fare?! >>

    Semaforo rosso.
    Semaforo verde.

    Così, a titolo puramente informativo: Freccia, dopo, si è riacceso.

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    Acqua fredda

    giovedì, 21 febbraio 2008 @ 16:31
    in fuck, stronzate in libertà, requiem per il mio neurone, riflettevo

    Mercoledì ho fatto la mia prima guida.
    Ieri ho fatto la seconda.
    Oggi, alle 19, farò la terza. La patente non mi sembra più un traguardo così lontano. E poi, la macchina diesel della scuola guida va da sola. Ci manca poco che io neanche prema il piede sull'acceleratore, che tanto quella cammina ugualmente, con o senza il mio comando.
    Certo, gli automobilisti non sono il massimo della cortesia: vedono scritto "scuola guida" e si sentono autorizzati a sorpassare a destra, non concedere la precedenza, suonare il clacson ad oltranza, superare a 140 km/h, tagliare la strada. E i pedoni non sono da meno.
    Stefano Benni descrive l'Inferno come un eterno ingorgo. Io non credo che abbia torto.

    A proposito di scrittori che mi piacciono. L'avete letto l'articolo di Daniel Pennac su LaRepubblica?
    S'intitolava "Io, Pennac il somaro diventato scrittore". E' la presentazione del nuovo romanzo autobiografico dell'autore francese, uno dei miei preferiti.
    Racconta del suo stato di studente-che-fa-quello-che-può-ma-non.
    Daniel Pennac, bocciato al liceo.
    Che una persona normale legge e rimane a bocca aperta. Ma è proprio lo stesso Pennac che lascia incollati alle sue pagine? Lo stesso Pennac che fa amare alla follia un capro espiatorio? Lo stesso Pennac che andrà in un paradiso popolato da orchi, vecchine con la pistola, regine editrici, ginecologi assassini e fotografie da scattare e mani da leggere e romanzi da scrivere e neonati da sfamare?
    Lo stesso Pennac.
    Non credo che lo comprerò, questo nuovo libro.
    Tra l'altro ho già i miei bei casini con la scuola per mettermi a leggere anche quelli degli altri.
    Ieri sono andata alla penultima riunione coi genitori della mia vita. Ha avuto un effetto catartico, in un primo momento.
    Ci hanno dato il pagellino del primo quadrimestre. L'ultimo pagellino dell'ultimo primo quadrimestre della mia vita. Ha avuto un effetto deprimente, in un primo momento.
    Ieri è stata consegnata anche l'ultima foto di classe della mia vita. In cinque anni, questa è la prima volta in cui la mia faccia è parzialmente nascosta dalla testa di quelli della fila sotto. Ha avuto un effetto frastornante, in un primo momento.
    Tornando al pagellino.
    Non intendo scrivervi i miei voti, non ve ne può fregare di meno, in fondo.
    Erano le 19 e qualcosa. Mia madre entra nell'aula destinata alla professoressa di lettere. La mia preferita.
    E' giovane, simpatica, intelligente, preparata, amichevole, di sinistra, 7 in condotta all'ultimo anno di liceo... Prima o poi uscirà con la nostra classe di sabato sera, la convinceremo.
    Comunque, mia madre entra in quest'aula per parlare con questa profia che tanto profia io non riesco a considerarla.
    Piacere professoressa, piacere signora, come sta?, io bene, lei?, non mi posso lamentare, parliamo di LaCapa?, sì, sarebbe anche il caso.
    E il caso forse non lo era.
    Faccio quattro conti: la mia carriera scolastica è composta da cinque anni di scuole elementari, tre anni di scuole medie e cinque anni di liceo.

    5+3+5=13

    Tredici anni. Undici insegnanti diverse di italiano, tutte donne, molte giovani, molte preparate.
    Ho cambiato quasi ogni anno, e non posso dire sia stato un male.
    Metodi, criteri di valutazione, gusti letterari diversi tutte le volte. E mi sono sempre abituata senza problemi.

    Questa volta non c'è proprio stato bisogno di abituarsi: Profia è praticamente perfetta per le mie "esigenze".

    Profia sorride a me, poi guarda mia madre e comincia il solito discorso trito e ritrito.
    Le mie capacità, il talento, l'inclinazione alle lettere che non può essere ignorata, la facilità nell'apprendimento.
    Niente di nuovo.
    La mia strafottenza, il fare il minimo indispensabile, il non applicarsi, l'incapacità di concentrarsi sullo studio, la poca voglia di approfondire e camminare con le mie gambe.
    Questo è nuovo.
    Questo nessuno l'aveva mai notato. Profia sì.
    Dice che ha capito quello che posso fare, dice che crede in me, molto, dice che il fatto che io mi sia resa conto di essere abile con le parole mi impedisce di dare il meglio. Dice che se studiassi, piuttosto che passare i miei pomeriggi nella nullafacenza più totale, potrei rendere me stessa e gli altri un po' più orgogliosi di me.
    Ha parlato di un 10 al secondo quadrimestre che potrei conquistare senza problemi e che lei vorrebbe darmi.
    In breve, mi ha zittita.
    Stavolta non farò come al mio solito, non vi riporterò le conversazioni, perchè preferisco tenerle per me.
    Il fatto è che io non sono in grado di studiare. Non sono mai riuscita a sedermi ad un tavolo, aprire il libro e concentrami. Ho bisogno di fare altro, ho bisogno di distrarmi, ho bisogno di musica in sottofondo, cibo schifoso a portata di mano, il mio cane che abbaia, il telefono che suona, la schermata illuminata del pc con un foglio di Word aperto ma bianco, che mi ricordi che non scrivo niente di decente da un pezzo.
    Tra tutti questi bisogni, lo studio svanisce, come soffocato da un cuscino.
    Però le parole di Profia mi girano nella testa da ieri.
    Forse la pacchia è finita.
    E' come una doccia d'acqua fredda.

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    Ora di religione - parte 12 [più altre perle]

    martedì, 19 febbraio 2008 @ 16:33
    in riflettevo, altrui ignoranza

    Ormai comincio a credere che scrivere della mia ora di religione sia come una droga. Oggi, mentre il prof parlava, io pensavo: "Che bello! Che bello! Quanto materiale per il mio post di oggi...".
    E' grave, molto grave.

    Come qualcuno di voi mi ha fatto notare nei commenti, la mia classe è davvero molto particolare, giacchè il professore di religione interroga per mettere i voti. Fosse solo lui quello strano.
    L'insegnante di educazione fisica non è mica da meno: lascia perfino il debito, lui. Eh si.
    Prof n° 2 è di destra estrema, e con lui capita che si parli di politica.
    Io sono due giorni che canto a squarciagola "Menomale che Silvio c'è". Giuro, mi è entrata in testa e non vuole uscire.
    Seconda ora, faccio il mio ingresso in palestra.

    Io: << Prof n° 2, Prof n° 2, l'ha sentita lei la canzone del partito di Berlusconi? >>

    Prof n° 2: << No. >>

    Io [con tono da bambina idiota]: << La posso cantare? La posso cantare? Posso? Posso? Posso? >>

    Prof n° 2 [ridendo]: << E cantala... >>

    Io mi cimento in un'accorata interpretazione [interrotta solo una volta da Prof n° 2 che commentava: "Certo che se la canti tu, le elezioni le perdiamo!"]

    Prof n° 2: << Bella, bella... >>

    Io: << Per me ci sono messaggi subliminali nel testo. Da quando la canto m'è venuta una malsana voglia di votare per Silvio! >>

    Prof n° 2: << E fai bene! Perchè, scusa, chi voteresti altrimenti? >>

    Io: << Io stimo Di Pietro! >>

    Prof n° 2 [rosso in faccia, visibilmente arrabbiato]: << Di Pietro è un disonesto, ha messo in galera tanta gente per bene! >>

    Io: << Certo! Mani Pulite... Tangentopoli. Tutti onesti padri di famiglia! >>

    Prof n° 2: << Innocenti, innocenti. E' colpa della sinistra, è finta e sporca. >>


    Io: << Ha ragione professore... Perchè invece dall'altra parte vanno a confessarsi ogni domenica mattina. >>

    Prof n° 2: << E' l'informazione che arriva di parte. Quello là, Marco Travaglio è uno che non è in grado di argomentare le sue tesi e di reggere un contradditorio. >>


    Io mi sono messa a ridere e ho lasciato cadere il discorso. Oggi ero di buon umore. Che poi, Prof n° 2 non ha proprio parlato in questi termini: ci sono stati momenti in cui alcuni uomini politici di sinistra sono stati additati quali omosessuali [con un'altra parola] e Berlusconi osannato come un santo. E' questo il bello di avere come insegnante di educazione fisica un nostalgico del fascismo.
    Giusto per precisare: ecco un articolo di Marco Travaglio sul contraddittorio.

    Il professore di religione, unico, inimitato ed inimitabile amore della sottoscritta, è stato all'altezza del mio affetto anche durante la lezione quotidiana.
    Dopo averci narrato la storia di San Valentino...

    Prof: << La Chiesa non ce l'ha con la sessualità. Ce l'ha col sesso. Un uomo non è fatto di solo sesso... Ci sono le emozioni, l'amore, l'affetto incondizionato. L'istinto sessuale e la pulsione che ne deriva ci portano a diventare come animali. E l'uomo è superiore agli animali, no? Ci si conosce, ci si ama, ci si sposa, si prende coscienza di sè e si comincia a pensare a quelli che devono venire dopo. Abbiamo parlato noi di convivenza? No? Bene. Parliamone. Ma prima voglio sentire l'opinione di qualcuno di voi. Vediamo un po'. Ecco, c'è una persona qua che prima mi deliziava con la sua partecipazione, ma che adesso sento più assente. LaCapa, che ti è successo? Perchè non mi parli più? >>

    Io: << Ma veramente Prof io parlo ancora, eh! Ma cos'è? Si sente incompleto senza che la sottoscritta parli? >>

    Prof: << A dire la verità, si! >>

    Io: << Ah, bene! Bhè, sulla convivenza... Io sono d'accordo, sia quando si tratta di un passaggio intermedio per arrivare al matrimonio - anche civile, non per forza religioso -, sia quando si tratta di una scelta di vita. Che poi, quando è una scelta obbligata non si può fare altrimenti, come per le coppie omosessuali il cui matrimonio non è possibile. >>

    Prof: << A tal proposito, volevo accennarvi qualcosa sui Pacs. I Pacs che ci sono ancora in Francia, i Pacs bianchi, e che in Italia, fortunatamente, sono stati aboliti. Poi si è provato a fare i Dico, ma anche quelli là sono stati bloccati in Senato. Comunque, prima di parlare di questo voglio sentire altre opinioni. >>

    Compagno 1: << Io sono favorevole. Perchè credo che sia necessaria per conoscere le varie sfaccettature di una persona e capire veramente come questa è fatta. >>

    Prof: << Perchè, tu credi che non sia possibile conoscere una persona se non vivendoci assieme? >>

    Compagno 1: << No, non dico questo. Però penso che ci siano vari aspetti del carattere che si scoprono solo vivendo con l'altro 24 ore su 24. E quindi è giusto convivere prima di sposarsi, per capirsi meglio. >>

    Prof: << Una specie di prova, no? Se non va bene questa passo alla prossima, se non va bene la prossima passo a quella dopo ancora e via dicendo... >>

    Compagna 1: << Che c'entra questo? Si tratta di maturità. Bisogna sentirsi pronti per fare un passo importante come la convivenza. Io non vado a convivere col primo che incontro. >>

    Compagna 2: << Per me chi convive è essenzialmente immaturo. Non ha il coraggio di prendersi la responsabilità totale di una scelta come il matrimonio. Non funziona con le prove generali, ci si sposa e basta. >>

    Compagna 3: << Anche le liti matrimoniali sono importanti per far crescere una coppia, no? Si litiga, si risolve, si va avanti. >>

    Compagna 1: << Ma quando passi la giornata intera con una persona, ne conosci le abitudini, le piccole manie. E se poi non ti vanno bene? Che fai? Divorzi? >>

    Prof: << E' triste che a diciotto anni voi parliate di non essere in grado di accettare i difetti altrui. Se una coppia divorzia perchè l'uno non riesce ad accettare le abitudini dell'altro, allora non è vero amore. L'amore razionale è fatto di reciproca comprensione. Io non credo alle persone che dicono "io sono così e non posso cambiare", ma neanche con quelle che affermano "riuscirò a cambiare le cose dell'altra persona che non mi piacciono". Non esiste cambiamento in amore, esiste la modificazione del proprio punto di vista in favore di quello della persona che si ama. La convivenza non ha motivo di esistere, a meno che non si tratti di un amore immaturo e falso... Le statistiche, tra l'altro, dicono che è più facile che finisca male una convivenza piuttosto che un matrimonio! >>

    Compagno 1: << Ma è normale. >>

    Prof: << Certo che è normale. Il vincolo matrimoniale è un bel peso, che porta le persone a capire l'importanza dell'amarsi. E' una responsabilità che ci si prende e che non può mai essere abbandonata. >

    Io: << Professore io non credo che tra convivenza e matrimonio ci sia molta differenza. A mio parere nel matrimonio c'è solo un contratto in più. Inoltre, noi come "piccoli difetti del quotidiano" non intendiamo il fatto che il marito lasci la tavolozza del water alzata e che la moglie si arrabbi. Parliamo delle sfumature di carattere che una persona ha e che si evidenziano solo dopo un certo periodo di vita insieme. Queste possono anche essere non sopportabili. >>

    Prof: << Non è un contratto, il matrimonio. E' una promessa. >>

    Compagna 4: << Io sinceramente non capisco dove stia il problema. Se due persone decidono di vivere assieme, perchè non possono farlo senza che noi ci sindachiamo sopra? Che importa allo Stato o alla Chiesa? E a noi? Perchè stiamo discutendo delle ragioni per le quali dovrebbero farlo o non farlo? Scelgano liberamente della propria vita. >>

    Prof: << Il fatto è che pretendono di avere gli stessi diritti di una coppia sposata. E la Costituzione non può ammettere una cosa del genere. Io non penso che bisogni modificare la legge: basta una leggina piccola piccola per fare qualche concessione minima ma sufficiente. >>

    Io: << Allora Prof, io sono dell'opinione che non possiamo aspettarci che la Chiesa accetti la convivenza. La Chiesa ha i suoi dogmi... >>

    Prof [interrompendomi]: << La Chiesa non ha dogmi! >>

    Io [ignorandolo]: << La Chiesa ha i suoi dogmi ed è giusto che chi è fedele li rispetti. Se io non ci credo, non vado a messa non mi dichiaro fedele e sono libera di comportarmi come meglio credo. Ma lo Stato? >>

    Prof [interrompendomi ancora]: << E' la Costituzione che parla di famiglia. >>

    Io [ignorandolo ancora]: << Io credo che lo Stato debba garantire ai cittadini una certa libertà: la libertà di fare quello che vogliono di sè stessi finchè non fanno del male a terze persone. E non è un pensiero ch io adatto solo alla convivenza, ma più o meno a tutto. Perchè lo Stato deve riconoscere diritti di legame solo a chi si è sposato? Due persone che convivono, secondo lei, devono essere considerate alla stregua di due estranei? >>


    E la campana è suonata. La prossima settimana se ne riparlerà...

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    L'ho trovato, l'ho trovato

    domenica, 17 febbraio 2008 @ 15:46
    in fuck, webbate, altrui ignoranza

    Finalmente l'ho trovato. L'ho cercato e sono stata premiata.
    E' lui, è lui.
    E' "Menomale che Silvio c'è".

    Amo YouTube, infinitamente grande ed infinitamente buono.

    Ed ecco, di seguito, il testo integrale.

    “A Silvio”

    Testo e Musica: Andrea Vantini


    Si è detto troppo
    E anche di più
    Si è usata pure la musica contro
    Oggi canto anch’io
    E dico che
    Menomale che Silvio c’è
    Non ho interessi politici
    E non ho neanche immobili
    Ho solo la musica
    E penso che
    Menomale che Silvio c’è
    Ci hanno provato
    scrittori e comici
    Un gioco perverso
    Di chi ha già perso
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    La musica suona senza colori
    Ma i riferimenti sono reali
    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di crederci un po’ in questo sogno
    Per questo dico che
    Menomale che Silvio c’è
    Per questo dico che
    Menomale che Silvio c’è
    Canto così
    Con quella forza
    Che ha solamente
    Chi non conta niente
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di crederci un po’ in questo sogno
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di crederci un po’ in questo sogno
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    Viva l’Italia
    L’Italia che ha scelto
    Di crederci un po’ in questo sogno
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è
    Presidente questo è per te
    Menomale che Silvio c’è


     

    E non è finita. Guardate qui.

    Pensate che, se volete, potete anche scaricare la suoneria per il cellulare. Ditemi, non è proprio il sogno della vostra vita che si avvera?

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    Smiling

    sabato, 16 febbraio 2008 @ 16:03
    in fuck, stronzate in libertà

    {Post ad alto contenuto personale}

    Io sorrido, sorrido sempre.

    Quando sono sul mio motorino e, ad un incrocio, non mi danno la precedenza, sorrido, mi fermo, lascio passare, e continuo per la mia strada. Quando, invece, la precedenza me la lasciano, faccio un sorriso ancora più ampio, spesso ricambiato. E questo basta a mettermi di buon umore per affrontare la giornata.

    Quando parlo e qualcuno mi sovrasta con la sua voce, prepotentemente, taccio, lascio finire e, dopo, prendo parola, mai rabbuiandomi e molto raramente innervosendomi.

    Quando qualcuno mi fa un torto, non sono in grado di portare rancore o di arrabbiarmi. E' più facile che io prenda le cose con ironia piuttosto che con stizza. Le dears dicono che sono un peluche, perchè sembra che tutto mi scivoli addosso senza lasciare traccia. Se una di loro, coi nervi a fior di pelle, si pone nei miei confronti in maniera poco gentile, io faccio una battuta e smorzo la tensione. Miamiglioreamica è molto irrascibile, eppure con lei non ho litigato che in due occasioni in cinque anni, e mai mi è rimasto l'amaro in bocca, nè è rimasto a lei. Per via di questo mio carattere finisco sempre per fare da arbitro nelle dispute, piuttosto che parteciparvi. E mi va anche bene. Odio le liti.

    Quando prendo un voto basso a scuola non mi viene naturale intristirmi o rimanere delusa. "Quattro in trigonometria? Che culo, potevo prendere tre!". In molti dicono che vorrebbero saper guardare il mondo dal mio punto di vista, e riuscire a ridere come faccio io. Lo dicono, però non provano neanche a farlo.

    Quando in famiglia il nervosismo collettivo viene sfogato sulla sottoscritta, alzo la testa, mostro il mio imperturbabile sorriso e lascio che le discussioni continuino senza la mia voce tra le altre.

    Il fatto è che capita che mi si fraintenda, capita che mi si creda strafottente o superba, capita che si pensi che io viva sulle nuvole e che non mi renda conto che tutto attorno a me si muove. Capita che mi dicano che sto ferma. Che gli altri vanno avanti, mentre io rimango bloccata, indietro, e che non potrò più raggiungerli.

    C'è poi da sottolineare il fatto che la mia autostima sta praticamente sotto le scarpe e forse anche un po' più giù, e che quando mi si attacca sul personale, sulle mie capacità e possibilità, il sorriso vada scemando e si trasformi in una smorfia, appena percepibile. L'espressione si fa seria, il respiro un po' affannoso e gli occhi lucidi.
    Con le dears e con tutti gli altri miei amici io non ci ho mai litigato. Ma proprio mai.
    Non succede mai che loro mi facciano pesare i miei mille difetti, che invece di incoraggiarmi mi buttino a terra, che mi ignorino, che pretendano da me più di quanto io sia in grado di offrire.
    E' per questo che quando sono fuori di casa io sono sempre contenta, nei limiti dei miei alti e bassi, ma in linea di massima felice.

    Perchè dentro casa, invece, è quasi sempre uno schifo.

    Stai sempre al telefono, non pulisci, quel pc è perennemente acceso, una ricarica nel cellulare non ti dura neanche una settimana, a scuola non t'impegni, la tua camera è in disordine, la musica è troppo alta, hai le mani bucate, non ti meriti niente di quello che hai, sei pessima, sei un'oca giuliva, parli a sproposito, pensa a cose più terra terra che tanto vali poco e nulla, non capisci niente, ma guardati quanto sei trasandata, invece di stare sempre a leggere dedicati a qualcosa di più utile, sii un po' più come tua sorella...

    E potrei continuare ancora per molto.
    Lo so che sono piccolezze. E' che dovrebbero essere inserite in un contesto che, a grandi linee, è sintetizzabile con: sono la pecora nera della famiglia. O la mosca bianca, se vogliamo dirla in maniera più positiva.
    Voglio fare la giornalista, condannandomi ad un futuro di incertezze e di delusioni: inaccettabile. Dovrei stare coi piedi per terra, fare Giurisprudenza e sperare in un posto da impiegato statale.
    Passo i pomeriggi a leggere e a scrivere: da idioti. Dovrei studiare dalla mattina alla sera, aiutare a pulire casa e andare a dormire al tramonto.
    Chiedo ai miei di dare almeno un'occhiata ai miei racconti: stupido. Tanto non è niente di buono, si tratta sicuramente di storielle banali ed adolescenziali, in più non si possono fomentare desideri così irrealizzabili.
    Mia madre e mio padre non hanno idea di come io scriva. Non hanno mai trovato il tempo di chiedermi: "ma che stai scrivendo?", oppure "ti va di farmi leggere qualcosa?". MAI.
    Ho detto a mia madre dell'e-mail della redazione: non mi ha chiesto neanche una volta come fosse andata a finire.

    E poi, stupiti, Mutter e Padre si domandano per quale ragione io non desideri altro che andare via da qua.
    Cazzo, non credo che ci voglia molto a capire che voglio scappare perchè da sola, sicuramente, guadagnerei un po' di quell'autostima che loro non hanno fatto altro che distruggere.

    Io sorrido sempre, ma dopo aver litigato coi miei, non riesco a frenare le lacrime.

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    La più bella

    venerdì, 15 febbraio 2008 @ 19:10
    in sentimentalismi musicali

    Franco Battiato - La Cura

    Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,

    dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
    Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
    dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
    Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
    dalle ossessioni delle tue manie.
    Supererò le correnti gravitazionali,
    lo spazio e la luce
    per non farti invecchiare.
    E guarirai da tutte le malattie,
    perché sei un essere speciale,
    ed io, avrò cura di te.
    Vagavo per i campi del Tennessee
    (come vi ero arrivato, chissà).
    Non hai fiori bianchi per me?
    Più veloci di aquile i miei sogni
    attraversano il mare.


    Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza.
    Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza.
    I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi,
    la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi.
    Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto.
    Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono.
    Supererò le correnti gravitazionali,
    lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
    TI salverò da ogni malinconia,
    perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te...
    io sì, che avrò cura di te.

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    Just a present

    giovedì, 14 febbraio 2008 @ 16:35
    in stronzate in libertà, requiem per il mio neurone

    Ore 08.30

    In drammatico ritardo arrivo a scuola, entro dall'ingresso laterale per non farmi vedere dall'onnipresente vicepreside, corro nella mia classe al terzo piano.
    Entro in aula, dopo un numero non troppo alto di scuse alla professoressa d'italiano già in cattedra.
    Mi avvio al mio banco e, a metà strada, vengo bloccata da un fiore sospeso a mezz'aria, all'altezza della mia faccia.

    Compagna Bionda: << Visto che non hai mai ricevuto fiori, ci ho pensato io! >>

    Una margheritona grande grande, rossa rossa, che adesso è in un piccolo vaso pieno d'acqua. La mia margheritona.

    Ore 11.10

    Suona la ricreazione e mi accingo ad uscire per i classici venti minuti d'aria. Mi ritrovo davanti Amicone Pina che ridacchia e mi porge un pacchettino dorato proveniente dalla cioccolateria migliore di qua. Apro e guardo con gola i cuoricini contenuti al suo interno. Cuori di cioccolato bianco ripieni di crema al pistacchio, o di fondente, col medesimo ripieno. A dir poco buoni.
    Io e le mie compagne [anche Altradearfriend e Dearfriend ballerina li hanno ricevuti da Amicone] li abbiamo divorati in pochissimo tempo.
    Ovviamente Amicone Pina si è meritato i nostri abbracci e le nostre manifestazioni di affetto. Che tesoro che è, non si può non volergli bene.

    Ore 13.30

    Torno a casa tutta contenta, orgogliosa del mio fiore e dei miei dolci goduriosi. Mio fratello mi guarda stranito nello scorgere la margherita.
    Mia madre smette di parlare.
    Mia sorella cambia immediatamente espressione, visibilmente sconcertata.


    Sorella: << Tu con regali di San Valentino? >>
    Mutter: << Te la sei comprata da sola, vero? >>
    Io: << No, me l'hanno fatta trovare sul banco, accanto ad un biglietto: "Alla ragazza più bella ed intelligente che io abbia mai conosciuto. Ti amo... Sempre tuo." Una cosa romanticissima, vero? E' che non so chi sia questo mio ammiratore anonimo! >>
    Fratello: << Dai, adesso dicci la verità. Chi te l'ha regalata? Quale sfigatissimo eunuco? >>
    Io [con una faccia simile a quella dell'emoticon di msn con la goccia sulla fronte]: << Compagna Bionda. >>
    Sorella ride.
    Mutter ride.
    Fratello: << Ah ecco. Questo sì che è plausibile. >>


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    Tanta carne sul fuoco

    mercoledì, 13 febbraio 2008 @ 18:33
    in fuck, stronzate in libertà, requiem per il mio neurone

    Domani è San Valentino. La festa degli innamorati.
    Dopodomani è San Faustino. La festa dei single.
    Gioiamo tutti in coro.

    Ieri ho sentito l'inno di Berlusconi e di quelli del suo partito.
    "Meno male che c'è Silvio".
    Meno male che hanno inventato i tappi per le orecchie.


    La redazione non ha richiamato. E non hanno neanche inviato una seconda e-mail.
    Sospetto di essermi giocata un'occasione.
    Sospetto anche che se fossero stati davvero interessati mi avrebbero cercata ancora.


    Il 29 Febbraio, alle 18.00, Marco Travaglio sarà nuovamente a Catania.
    Stavolta una carpettina coi miei articoli me la porto dietro pure io, non si sa mai.
    Mi sento ridicola.

    Oggi ho guardato il contachilometri del mio motorino.
    168.571 km in 11 anni di vita.
    Una media di 15.324,63 km all'anno. E il catorcio se li porta bene.

    A sesta ora a scuola, today, mancava la prof, così hanno vigliaccamente relegato la mia classe in palestra assieme ad un'altra, orfana come noi.
    Io e i miei compagni siamo un totale di 26 persone. Una sola coppia dichiarata. Forse un altro paio taciute.
    L'altra classe erano al massimo 16. Quattro coppie. Sdraiati sul materasso blu della palestra gli amanti dell'altra classe amoreggiavano in fila. Noi, di fronte a loro, buttati per terra come profughi, osservavamo attoniti la scena, incerti se interromperli per consigliare amichevolmente di prendere una camera in un motel.
    Capisco lo squilibrio ormonale, ma quando è troppo è troppo. Due tizi, dopo almeno mezz'ora di qualcosa che sarebbe stata una grande scopata se non avessero avuto i vestiti addosso, hanno ben pensato di chiudersi nello spogliatoio. Gli altri, in fase di amoreggiamento acuto [con tanto di reciproche spinte inguinali, gambe intrecciate che neanche i miei capelli hanno così tanti nodi, e mani disperse dentro i jeans dell'altro/a] hanno continuato imperterriti. Mi ha stupito la capacità che avevano di stare in fila senza darsi vicendevolmente fastidio. Erano troppo concentrati.
    Io e Altradearfriend, a bocca aperta, ci siamo messe ad ascoltare De Andrè, finchè Compagno Di Classe non ha deciso che aveva tanta voglia di buttarcisi addosso.


    Domani esco con le dears.
    Siamo single ma non intendiamo stare a casa mentre chi si ama è in giro a festeggiare.
    Tanto, prima o poi, si mollano tutti.

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    Ora di religione - parte 11 [e altre vaccate]

    martedì, 12 febbraio 2008 @ 17:48
    in fuck, stronzate in libertà, riflettevo, altrui ignoranza

    Preparatevi ad un post lungo. Oggi ho roba da narrare.

    Ieri sera sono stata alla festa di compleanno di un mio compagno di scuola. Sappiate solo, per immaginare il tipo di serata, che gli è stata regalata una Porsche Carrera, che la cena era a base di sushi ed altre cose strane, che eravamo più di centocinquanta persone, che è stata open bar per tutta la notte, che il locale era uno dei più cool di qua, che era tutto molto internèscional, dal momento che, tra lo spettacolo di flamenco e il cibo, mi venivano presentati tizi la cui provenienza spaziava dal Cile all'Abruzzo.

    Io non avevo tanta voglia di andare, ma Dearfriend ballerina mi ha convinta, così, dopo aver cercato e trovato un passaggio, alle 20.00, ho iniziato a prepararmi. L'inizio della serata era previsto per le 20.05.
    Doccia rapida, sguardo ultraveloce all'armadio, giusto per prendere le prime cose che mi capitassero sotto tiro, trucco essenziale. Mi sentivo un po' Arlecchino: scarpe nere, pantaloni grigi, maglioncino [con generoso decollète] marrone. Non ho fatto caso ai colori quando ho frugato tra la mia roba per trovare cosa mettere. Tanto era buio, non si vedeva.

    Arrivo al locale alle 22.00, perchè il tipo che mi ha dato il passaggio non conosceva la strada e ci siamo leggermente persi. Entro, mollo il cappotto al guardaroba, e mi dirigo dalle Dears. Incrocio lo sguardo di un tizio e rimango per almeno cinque minuti immobile a fissarlo: era uguale uguale uguale a quel ragazzo di cui talvolta vi ho parlato, quello per cui i miei occhi diventano automaticamente a cuoricino.
    Il Sosia sorride e continua a camminare, io tento di riavermi dal piccolo infarto che m'era preso.
    Lo mostro alle Dears e, tra vari "caspita, ma è proprio uguale", "uhm, è pure più carino", e "già, fa impressione vederselo passare accanto e sapere che non è lui", i festeggiamenti proseguono normalmente, in maniera piuttosto piacevole devo dire.

    Considerando che si trattava di un open bar, ci è voluto poco affinchè l'atmosfera si facesse fra tutti più amichevole. Sosia ed i suoi amici si presentano con me e le dears. Scherziamo, sono simpatici.
    Io non amo i mezzi termini.

    Io: << Sei proprio identico ad uno che conosco... >>
    Sosia: << Non credo sia un complimento! >>
    Io: << Invece è il complimento più grande che io possa fare ad un ragazzo. >>
    Sosia: << Ma io non voglio somigliare a qualcuno, spero di essere unico. >>

    La sottoscritta scoppia a ridere e si allontana.

    Avevo i tacchi. Odio i tacchi. Ero stanca di stare in piedi e, nei pressi del mio gruppo, non c'era spazio libero. Un amico del Sosia mi invita a prendere posto sulle sue gambe, su un divanetto. Io, sorridendo, accetto.

    PancaUmana: << Sai che io suono in una band? >>
    Io [rivolta a Sosia che rideva davanti a me]: << Anche tu? >>
    Sosia: << No, io mi limito ad ascoltare... >>
    PancaUmana: << Faccio il batterista. Ti piacciono i batteristi? >>
    Io: << No, preferisco i bassisti! >>
    PancaUmana: << I bassisti? >>
    Sosia ridacchia sotto i baffi e continua ad ascoltare la discussione.
    Io: << Si, i bassisti. Se poi sono romani allora sono perfetti. Sei bassista? No. Sei romano? Neanche. Mi spiace per te... >>
    PancaUmana: << Uhm, ma potrei essere il tuo tipo per altre caratteristiche! >>
    Io: << Non mi voglio accontentare, I'm sorry. >>
    PancaUmana: << A me hanno insegnato che... >> ammiccando << chi si accontenta GODE! >>
    Sosia esplode in una risata.
    Io idem.

    E non si dica che non so rifiutare le avances con stile. Mi sono alzata in piedi ed ho continuato a scambiare qualche parola con Sosia ma, giacchè sentivo le guance avvampare quando rideva, mi sono defilata con grande rapidità.
    Una mia compagna di classe ha cominciato a farmi notare che Sosia mi fissava. Lei e Sosia hanno chiaccherato ed è venuto fuori un profilo di lui che corrisponde esattamente a quello dei miei flirt dell'ultimo periodo: molto carino, simpatico, lontano dalla mia città e, ovviamente, fidanzato.

    Vi ho detto che c'era anche un certo cileno alla festa. Ecco, dopo essersi appiccicato a me ed alle altre per tutta la serata, mi becca in un momento in cui ero sola, mi prende per mano [fa pure il baciamano, da perfetto gentleman] e mi porta al centro della pista. Cominciamo un po' a ballare ma io ero visibilmente annoiata. Alzo lo sguardo verso una specie di soppalco con un balconcino che si affaccia direttamente sul posto dove si balla e noto, con piacere, Sosia sorridente guardarmi. Mi fa un cenno, e mi dice qualcosa come "guarda che ti tengo d'occhio". Io ammicco. Lui, con le dita, fa segno di "a dopo"...

    Neanche a dirlo, Dearfriend ballerina, che mi doveva riaccompagnare a casa, arriva rapidissima, indica l'orologio ed annuncia che la carrozza di Cenerentola stava per trasformarsi in zucca.
    Non ho avuto neanche il tempo di slacciarmi le scarpe per fingere di perderne una, che già mi trovavo su una macchina lanciata a 110 km/h per le strade deserte del lunedì sera.
    Prima di andar via, giacchè raggiungere Sosia era impossibile, mi sono trovata accanto a PancaUmana e, con un sorriso detestabile ed alcolico, ho dichiarato.

    << Sosia ha proprio fatto colpo! >>

    PancaUmana ha fatto una strana smorfia. Mi sono voltata, sono entrata in macchina e mi sono lasciata rimproverare da Dearfriend ballerina, secondo la quale Sosia era a dir poco attratto dalla sottoscritta.
    Sarà stato il decollète, non può essere altrimenti.
    Bello solleticare così la mia autostima.


    Andiamo all'ora di religione.
    Oggi s'è parlato di omosessualità, e giuro che non mi sono mai divertita così tanto col prof.

    Prof: << Allora, parliamo di omosessualità... Non è una malattia!>>

    Io [sottovoce]: << Sia lodato, sempre sia lodato... >>


    Prof: << E non è vero che gli omosessuali sono discriminati, anzi. >>


    Io [tra me e me]: << Ecco, ho parlato troppo. >>


    Prof: << Voi che pensate? Lo si nasce o lo si diventa? >>

    Compagna 1: << Bhè, per me si nasce... Cioè, non è una scelta, ma una condizione. E' amore! >>

    Prof: << Forse voi non sapete che fino alla pubertà, quando le bambine diventano "signorine", non si hanno alcuni istinti di carattere sessuale, quindi non si può dire se siano etero od omosessuali. E' una cosa che si acquisisce dopo, la sessualità. E dipende molto dall'ambiente: ma non lo dico io, lo dicono tutti gli psicologi! >>


    Compagna 2: << Professore io non credo che si nasca omosessuali. Per me lo si diventa. Che poi, ci sono cose alle quali io non credo assolutamente: gente che a quarant'anni, sposata e con figli, si scopre gay! Ma è assurdo, cioè, assurdo!! >>

    Io: << Bhè, se pensi che vent'anni fa, quando magari questa gente di cui tu parli ha scoperto di essere omosessuale, dichiararsi gay equivaleva ad essere emarginati, sembra più che plausibile non dire niente e tenersi tutto dentro, per poi raccontare la verità in tempi meno "sospetti"... Non è che uno si sveglia una mattina e dice "toh, sono gay!", lo è e basta. Da sempre, io credo. Mi spiego, da sempre io so di essere etero. Non è che da bambina, a tre anni, andavo in giro urlando felice "mi piace..." >> e qua mi sono auto-censurata << "mi piacciono i bambini maschi", lo sapevo e basta, senza bisogno di chiedermelo. >>

    Compagna 3: << Ma da piccoli non ci si pensa neanche. Dopo cominci a farti domande ed a capire qualcosa. >>

    Io: << Ma le risposte alle domande non le tiri fuori dal cilindro. Le hai sempre avute dentro. E poi, le domande che ti fai non sono certo del genere: "ma mi piace la mia compagna di banco o il ragazzino della classe accanto? " >>

    Compagna 3: << In base all'ambiente che frequenti ti dai una risposta... >>

    Io: << E' innato. E' nell'indole di ognuno, c'entra poco l'ambiente! >>


    Compagna 3: << I ballerini allora? Moltissimi ballerini sono gay... Perchè questa concentrazione così alta? Sono condizionati dalla situazione che si trovano attorno! >>

    Prof: << Ma voi lo sapete che c'è una rivista, anche molto attendibile, che dice che circa il 40% delle donne sono lesbiche? >>

    Io [sottovoce]: << Ecco, ora mi ha presa pure per lesbica, questo! >>


    Prof: << E comunque ci sono degli psicologi che, se il paziente vuole, aiutano a tornare alla condizione di eterosessualità... >>

    Io: << Prof io non credo che si possa essere omosessuali per un periodo e poi tornare etero. Credo però che si possano avere delle curiosità da voler soddisfare, delle perversioni da assecondare, delle trasgressioni da portare a compimento... Credo che poi si possa stancarsi di queste cose, e tornare indietro. Ma quella non è omosessualità, è una maniera particolare di vivere la propria sessualità, condivisibile o meno! >>

    Prof: << Si vede che non avete studiato psicologia! E poi, perfino la cara scienza mi da' ragione... >>

    Compagno 1: << Ma professore, lei sa meglio di me che la scienza non può spiegare tutto. >>

    Prof: << Giustissimo! La scienza non ha affatto tutte le risposte. >>

    Compagna 4: << Bhè, dal punto di vista genetico siamo d'accordo tutti che non c'è niente che distingua un etero da un omosessuale, ma da quello psicologico c'è un mare di distanza. >>

    Compagna 5: << Geneticamente non c'è differenza tra me ed altri, eppure io ho un carattere, dei gusti e delle preferenze diversi da quelli di chi mi sta attorno. E li ho da sempre, non li ho sviluppati col tempo! >>

    Io: << Ci sono delle pulsioni... >>

    Prof [interrompendomi irritato e togliendomi la parola]: << Pulsioni?! Non riduciamo tutto a queste cose così carnali. >>



    Abbiamo continuato molto a lungo il discorso, ma si finiva per dire sempre le stesse cose con parole diverse. Quando sono uscita dalla classe, Miamiglioreamica mi ha presa per mano per dirmi qualcosa. E io, ad alta voce, così che chiunque fosse nelle vicinanze potesse sentire.

    << Attenta! Non tenermi la mano così, che potrei diventare lesbica... >>

     

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